C’è connessione artistica tra il vecchio continente e i paesi islamici
L’intervista a Sandra Gianfreda, curatrice dell’esposizione del Kunsthaus di Zurigo, “Re-Orientations. L’Europa e le arti islamiche dal 1851 ad oggi”
di Dario Furlani
Immagine: Henri Matisse, I tappeti rossi, 1906. Olio su tela. Musée de Grenoble, foto: Ville de Grenoble / Musée de Grenoble – J. L. Lacroix, © Succession Henri Matisse / 2023, ProLitteris, Zurich
La parola ‘islamofobia’ fa ormai parte del nostro vocabolario e compare di sovente nelle cronache dei giornali, spesso legata a episodi di intolleranza nei confronti di cittadini immigrati. Sospetto e diffidenza sono due concetti spesso associati alle culture mediorientali e che inquinano la visione dei paesi islamici che si ha in Occidente.

Alluminio tagliato a getto d‘acqua, pittura acrilica,. Proprietà privata, Courtesy the artist and Wentrup, Berlin. Foto: Daniela Kohl, © 2023, ProLitteris, Zurich
È quindi quasi sorprendente trovare una mostra basata sul sentimento opposto, l’’islamofilia’. Con questo termine si intende ‘l’apprezzamento delle arti islamiche da parte di studiosi e collezionisti’, una fascinazione che ha portato numerosissimi artisti europei del calibro di Kandinsky, Matisse e Klee ad inspirarsi ai grandi maestri orientali.
La nuova mostra del Kunsthaus di Zurigo, “Re-Orientations. L’Europa e le arti islamiche dal 1851 ad oggi”, si pone appunto come obiettivo il mostrare la connessione artistica tra il vecchio continente e i paesi islamici. È un rapporto centenario, affascinante non solo per la sua complessità storiografica, ma anche per i suoi risvolti politici e sociologici.
La curatrice Sandra Gianfreda pone il 1851 come base di partenza della mostra, quando in occidente si scatenò l’attrazione per l’arte mediorientale grazie ai numerosi reperti islamici presenti all’Esposizione universale di Londra. Sulla scia di questo evento catalizzatore e delle espansioni coloniali degli anni seguenti si alimentò il mito dell’esotismo arabo e furono organizzate diverse altre esposizioni in tutta Europa.

Gouache e oro su carta. MAH Musée d‘art et d‘histoire, Ville de Genève. Legs Jean Pozzi, 1971 Foto: Musée d‘art et d‘histoire, Ville de Genève, André Longchamp
Fu però un altro evento-chiave a sancire il culmine di questo interesse: la mostra di Monaco di Baviera del 1910 intitolata ‘Capolavori dell’arte maomettiana’. Per la prima volta opere del mondo islamico venivano chiamate capolavori e comparate quadri e sculture dei maestri rinascimentali.
Artisti da tutta Europa accorsero in Baviera per ammirare reperti iraniani, turchi, algerini e iracheni, e ne rimasero talmente affascinati da riportare modelli ed elementi orientali nelle loro opere.
Con il supporto di un gruppo di esperti la curatrice Sandra Gianfreda ha lavorato per due anni alla preparazione della mostra, studiando a fondo i legami estetici tra Oriente e Occidente, analizzando con sguardo critico le reciproche influenze culturali. L'abbiamo intervistata.
L’esposizione si concentra su un periodo di fermento artistico che va dalla fine dell’800 all’inizio ‘900. Qual è invece lo stato attuale di questa influenza transculturale?
Nell’esposizione abbiamo anche sei opere d’arte contemporanea che abbiamo scelto per il modo con cui commentano a livello politico e sociale le conseguenze di questo processo transculturale. Sul piano prettamente estetico esistono numerose nuove opere che riprendono stili di entrambe le culture. Abbiamo infatti incluso la composizione di Nevin Aladağ, che riesce ad integrare elementi e ornamenti totalmente differenti, con il risultato di creare un’opera la cui paternità non può essere rivendicata da nessuna cultura specifica.
Quale ruolo gioca il colonialismo in questo incontro tra culture?

Olio su cartone. Hamburger Kunsthalle, acquisita nel 1954
foto: Hamburger Kunsthalle/bpk, Elke Walford
Il colonialismo arriva in realtà molto più tardi. L’interscambio culturale tra Europa e mondo islamico inizia dall’ottavo secolo grazie a rotte commerciali e conflitti bellici. Non si tratta però di un rapporto unidirezionale. Ricordiamo infatti che la Spagna è stata musulmana per ottocento anni. Tendiamo molto a ricordare il periodo colonialista -una brutta fase che ha conseguenze fino ad oggi- ma se guardiamo un po’ indietro nella Storia vediamo che ci sono sempre stati fenomeni di conquista ed espansione territoriale.
Ai nostri giorni è complesso cercare di capire il punto di vista degli artisti europei esposti nella mostra. Kandinsky, Matisse, Klee erano interessati alle culture islamiche e volevano capirle immergendosi al loro interno. Questo comportava per forza di cose un viaggio in paesi colonizzati, in cui le culture locali venivano oppresse. Ci si ritrova quindi in un conflitto morale, si è messi nella posizione di dover scegliere se servirsi delle comodità del colonialismo a discapito del benessere dei popoli che si vogliono conoscere.
Cosa si intende per ‘arti islamiche’ e che influenza ha la religione?
Il nome stesso di ‘arti islamiche’ non è in realtà corretto, fa automaticamente pensare al culto. Se si trattasse prettamente di arte religiosa allora avremmo opere molto simili tra loro. Invece c’è una differenza abissale ad esempio tra una miniatura persiana e una piastrella ottomana. Per questo sarebbe più corretto parlare di arte di stampo islamico. Gli anglofoni hanno inventato l’espressione ‘islamicate art’ per definire appunto queste opere influenzate da contesti religiosi che però non ne sono la diretta rappresentazione.

Former Country / Patterns & Traces, 2017
Lana, cotone, poliacrilico
Kunsthaus Zürich, 2022
Foto: Baltensperger + Siepert,
© Baltensperger + Siepert

Acquerello e gouache, in parte graffiato,
matita di grafite su carta con fondo di gesso, montato dall’artista su carta metallica e cartone,
Kunsthaus Zürich, Grafische Sammlung, 1930

Fellàh egiziana con il suo bambino, 1872
Olio su tela, 98,5 x 129,2 cm
Statens Museum for Kunst, Kopenhagen