In un mondo senza acqua non si può vivere. Resterà solo la plastica?

In Puglia c'è chi ripulisce le coste dai rifiuti e li mette in "mostra". Un modo originale che ci costringere a riflettere sul presente e sul futuro del nostro pianeta

di Giorgio Marini

foto: ©Archeoplastica

È il primo elemento con cui entriamo a contatto quando siamo ancora nel grembo materno. È la sostanza maggiormente presente nel nostro corpo. L’acqua è vita. È stato calcolato che un essere umano può resistere anche 20 giorni senza mangiare, ma senza bere già dopo 48 ore subentrano i primi problemi. Mari e oceani, poi, sono essenziali per l’equilibrio dell’ecosistema globale: è da lì che arriva la metà dell’ossigeno necessario alle specie viventi, senza contare che esse assorbono un terzo di anidride carbonica nell’atmosfera e svolgono un’azione regolatrice sulle temperature del pianeta.

Eppure, ogni anno, in quelle acque, finiscono 8 milioni di tonnellate di rifiuti altamente nocivi, composti da materie plastiche.

C’È CHI DÀ IL BUON ESEMPIO. IL CASO DI “ARCHEOPLASTICA”

Nel Salento, in Puglia, Enzo Suma, classe 1981, si batte contro tutto ciò. Non si tratta di parole al vento: si rimbocca le maniche e si mette al lavoro per ripulire le coste e per fare una cultura ecologica, in modo semplice e innovativo. Col suo team, Suma, che da oltre dieci anni lavora come guida naturalistica ad Ostuni (Brindisi), dedica diverse giornate di raccolta collettiva durante la quale partecipano decine di persone.

Vecchi palloni, lattine, sacchetti di patatine, barattoli, contenitori di miele, pezzi di bambole e di robot, altri giocattoli, manichini, caffettiere e tanto altro: i risultati della particolare “caccia al tesoro” salentina hanno portato alla creazione di una sorta di museo virtuale dove sono stati raccolti già oltre 500 reperti arrivati dal mare, anche dalle coste di Grecia e Albania, non solo da altri lidi italiani.

È così che è nato il progetto “Archeoplastica”, che ha preso sempre più corpo e oggi è molto seguito anche sui social.
L’idea, spiega Suma, è appunto quella di “sfruttare i tantissimi rifiuti spiaggiati che hanno anche più di cinquant’anni per portare l’osservatore a riflettere da un’altra prospettiva sul problema dell’inquinamento della plastica nel mare”.

Tutto è partito da un oggetto ritrovato dall’esperto sulla riva e risalente alla fine anni ’60. “Si trattava di una spuma spray abbronzante, con il retro ancora leggibile, che riportava il costo in lire”. Era, cioè, un flacone in plastica rimasto pressoché lo stesso dopo oltre mezzo secolo di galleggiamento tra i marosi. Quando la foto è stata pubblicata online, quella condivisione ha suscitato stupore e voglia di saperne di più tra gli utenti, che hanno iniziato a porsi e a porre varie domande, innescando un meccanismo virtuoso.

Successivamente questa e le altre testimonianze sono diventate protagoniste di mostre fisiche ed eventi, dove poter vedere con i propri occhi ciò che le onde continuano a restituire, riversando sulla battigia oggetti vintage e le storie che essi continuano a raccontarci a distanza di decenni.

LA SALUTE, L’IGIENE, LA DIGNITÀ

Negli habitat naturali l'acqua porta pace, armonia e conservazione. Ed è fondamentale anche negli ambiti sociali e civilizzati. Nelle famiglie, nelle scuole e nei luoghi di lavoro, l'acqua significa salute, igiene, dignità e produttività. È un pilastro delle culture e delle fedi dei popoli: in molte dottrine spirituali e religiose il cosiddetto “oro blu” è simbolo di creazione e connessione degli uni con gli altri e dell’umanità col divino. Oggi siamo alle prese con un’allarmante scarsità idrica.
Questa risorsa così preziosa, già messa a dura prova dall’inquinamento, deve fare i conti anche con l’impatto del cambiamento climatico, le conseguenze del sovrappopolamento e la crescente domanda dell'agricoltura e dell'industria, la sua cattiva gestione e il suo spreco. Cause ed effetti che provocano un’azione combinata, senza che siano ancora presi nella giusta considerazione.

IMPARIAMO DAI COLIBRÌ

Il mondo sta “ciecamente camminando su una strada pericolosa con l'insostenibile uso di acqua, l'inquinamento e il surriscaldamento climatico che stanno drenando la linfa vitale dell'umanità”, ha commentato il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres. Non a caso il tema scelto per la Giornata Mondiale 2023 dedicata, a fine marzo, a questa risorsa imprescindibile è “accelerare il cambiamento”.

Per l’evento le Nazioni Unite hanno lanciato un significativo corto d’animazione ispirato a un antico racconto del popolo quechua, in Perù. Una femmina di colibrì si trova di fronte a un incendio e, invece di restare a guardare, decide di agire, cercando di spegnere il fuoco una goccia alla volta. Gli altri animali ridono, ma lei risponde: “Sto facendo quello che posso”.

L’invito è quello di essere anche noi un po’ dei colibrì, diventando consapevoli del fatto che i nostri micro-comportamenti individuali hanno delle macro-conseguenze su scala globale, anche in termini positivi: ciascuno può essere fautore e promotore di una rivoluzione che “scorra fluida” per ridare nutrimento e respiro alla natura e alla civiltà.

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