Comites al rinnovo, come si vota e perché
A cosa servono i Comitati degli italiani all’estero, riconoscibili attraverso la sigla «Comites»? La questione riemerge ad ogni tornata elettorale. La risposta risiede in un concentrato di fattori fra cui spicca un dato: la comunità italiana in Svizzera è in constante aumento, mentre stanno indietreggiando le istituzioni «non elette», servizi consolari, ambasciate e reti diplomatiche.
Di Guido Gozzano 25 settembre 2026
Attraverso i «Comites», si succedono alcuni fra i capitoli più significativi della presenza italiana all’estero. Eppure i Comitati degli italiani all’estero, eletti a suffragio diretto, soffrono di un forte disinteresse. Alle precedenti elezioni, l’affluenza complessiva a livello mondiale si è attestata al 2,9% degli aventi diritto al voto. Ma se entri in relazione con i membri più impegnati e spendi tempo per una discussione approfondita, capisci perché il ruolo dei Comites in Svizzera ci riguarda più da vicino di quanto si creda.
È un raro esempio di divario tra una grande utilità e la scarsa consapevolezza che si ha di essa. A cosa servono oggi i Comites? La questione riemerge ad ogni tornata elettorale. La risposta risiede in un concentrato di fattori fra cui spicca un dato: la comunità italiana in Svizzera è in costante aumento, dai 639 mila iscritti all’Aire nel 2024 si è passati agli oltre 660 mila nel 2025. Mentre indietreggiano le istituzioni non elette, consolati, ambasciate e rappresentanze diplomatiche.
L’«effetto forbice» è evidenziato con prontezza da Alessandra Belcastro, presidente del Comites di Berna, competente per Friburgo e Neuchâtel: «All’aumento degli iscritti Aire non è certo corrisposto un aumento della rete diplomatico-consolare italiana che in Svizzera è rappresentata dall’Ambasciata d’Italia con la cancelleria consolare a Berna, più quattro uffici consolari nelle città di Zurigo, Basilea, Ginevra e Lugano: ognuno dei quali deve invece far fronte a un aumento sostanziale delle pratiche».
È in corso un’evoluzione che porterà i Comites ad essere il primo punto di contatto per chi arriva in Svizzera. «Una comunità che diventa sempre più grande è una forza che ha bisogno di una rappresentanza forte», sottolinea Alessandra Belcastro. Con una legge del 1985, i Comites sono stati introdotti per dare una «rappresentanza elettiva e democratica» ai connazionali fuori dall’Italia. Ma quell’autorevolezza che doveva costituirne l’involucro naturale è scaturita attraverso i Comites che si sono cimentati nel confronto, talvolta acceso, con i rappresentanti non eletti delle reti consolari e diplomatiche.
Chi ha assistito alle aspre lotte al disfunzionamento dei servizi consolari, si rammenta di un’epoca al tempo stesso audace e immatura, così come potevano apparire le mobilitazioni sotto le finestre di un consolato, urlando per richiedere l’adempimento di obblighi amministrativi dovuti; per dirla con un ex eletto del Comites di Ginevra: «Pretendere quello che ci spettava di diritto, l’esecuzione di un dovere d’ufficio». In quegli anni turbolenti, se il servizio consolare fosse stato efficiente, «e l’accoglienza cortese», puntualizza il nostro interlocutore, «i Comites avrebbero fatto a meno di ricorrere a maniere a tratti acerbe per far valere i diritti della comunità».
Insomma il ruolo dei Comites eletti è il riflesso di un’attività vincolata alle istituzioni non elette. Se ha attraversato fasi complicate, oggi il rapporto è improntato a una cordiale convenienza. Per legge i Comites rappresentano le tue esigenze e le tue istanze di fronte alle autorità italiane. Il dialogo è necessario, e le rivalità iniziali si sono dissolte nella collaborazione funzionale di oggi. Domani cosa avverrà, tenendo in conto la ristrutturazione della rete consolare? Il fenomeno ha il sapore di un ripiegamento. Lo scenario di un’unico sportello telematico per tutti i servizi non è un’assurdità. In consolato si accede già tramite un appuntamento online obbligatorio.
Il disimpegno delle autorità italiane
Quello che gli elettori devono tenere a mente è che il voto, nel merito di una rappresentanza all’estero, non è superfluo, anzi interviene in una fase «cruciale». Nel senso primordiale del termine, al crocevia fra il disimpegno istituzionale, spinto dall’abbattimento dei costi, e il coinvolgimento dei Comites per tentare di supplire alle carenze passate e future. Un compito che assolvono dagli anni Novanta.
Il disimpegno delle autorità italiane non è un dato recente, è una tendenza programmatica. Nell’ambito dei corsi di lingua e cultura, si è palesato nel lontano 1993 e prosegue senza fermarsi. Si è capito quale sarà il destino delle comunità all’estero: cavarsela da sole con i finanziamenti pubblici al contagocce. Ecco perché il ruolo dei Comites è centrale, il motivo per cui è importante l’affluenza al voto.
«Si rischia uno svuotamento della legittimità, se si continua ad essere votati da un’infima parte degli elettori», teme Laura Facini, presidente del Comites di Ginevra. «Ora il pubblico è sempre più numeroso a seguire le nostre attività», ci dichiara nella nuova sede, inaugurata in una calda serata di settembre, accogliendo oltre cento partecipanti. «Questo rinnovato interesse si rifletterà nella partecipazione elettorale?», si chiede, sperando.
Nel riflusso dell’impegno italiano all’estero, anche i Comites «hanno subito tagli ai fondi ordinari», rammenta Alessandra Belcastro: «Almeno del 20%, negli ultimi anni, ai finanziamenti che servono per le spese correnti, affitto, elettricità, forniture diverse, ecc.». Da notare che i membri restano in carica 5 anni e svolgono il proprio mandato a titolo completamente gratuito e volontario.
Ogni eletto del Comites, presidente o membro ordinario, contribuisce con i propri mezzi finanziari, è lodevole l’attivismo dei tanti che consumano le suole delle scarpe per promuovere le istanze dei connazionali. «Svolgiamo una funzione di ponte verso le autorità italiane, ma anche verso le istituzioni svizzere», segnala Michele Scala, presidente del Comites di Losanna e dell’InterComites Svizzera.
La causa della ridotta affluenza al voto
Eletto nel primo Comites alla fine degli anni Ottanta, Michele Scala si rammenta del periodo in cui il plico elettorale era automaticamente spedito agli iscritti all’Aire. Dal 2014 è in vigore il meccanismo dell’opzione inversa, è necessario cioè inoltrare una richiesta preventiva di iscrizione all’apposito elenco elettorale (leggi qui). «È la causa della ridottissima affluenza al voto», si lamenta Scala, «del disinteresse per il destino elettorale dei Comites».
«È sempre più laborioso raccogliere le firme per presentare le liste», aggiunge. «Il traguardo è di 200 firme nelle circoscrizioni con oltre 50mila iscritti all’Aire, cioè nel canton Vaud; di 100 firme al di sotto di questa soglia, ad esempio a Ginevra». Diminuiscono i finanziamenti ma aumentano gli ostacoli amministrativi, eppure non mancano le candidature, benché a volte appena sufficienti; sussiste tuttora un’adesione al ruolo dei Comites.
Fino a quando? è il momento di «riformare la legge», suggerisce Dario Natale, vicepresidente del Comites di Ginevra, «attribuendo prerogative simili oggi a quelle di un consiglio comunale in Italia». «Ci vorrebbe un nuovo modello, fondato su una nuova legge, dare di più ai Comites, non di meno», conferma Alessandra Belcastro: «Inviare un chiaro segnale istituzionale della nostra utilità». Il suo Comites a Berna ne ha dato prova lottando per garantire l’accesso ai servizi consolari alle persone anziane prive di strumenti e competenze informatiche, ha stretto una collaborazione con i patronati mettendo a punto una soluzione mentre mediava con l’ambasciata.
Ogni Comites ha il suo cavallo di battaglia, riesce malgrado tutto a realizzare progetti di utilità pubblica, qui non è possibile menzionarli tutti. Meritano però un riconoscimento gli atelier per bambini organizzati dal Comites di Ginevra. Si tratta di un ciclo di laboratori gratuiti intitolato Corpo alle Parole e si tengono ogni mercoledì pomeriggio durante il periodo scolastico. I bambini di tutte le nazionalità fra i 5 e i 12 anni assorbono il patrimonio culturale italiano in modo creativo. «Siamo fieri di questo progetto, abbiamo ottenuto un finanziamento grazie al nostro impegno per la collettività», sottolinea Laura Facini.
Auspicando che lo slancio verso il miglioramento della qualità di vita dei connazionali si converta in un riconoscimento nelle urne.