«L’ampliamento dell’Istituto Cardiocentro Ticino è un passo verso l’eccellenza clinica»

L’edificio, sorto ventisette anni fa a Lugano, è stato innalzato di tre piani con lo scopo di integrare la chirurgia toracica e vascolare alla cardiochirurgia. Per Massimo Manserra, direttore del Cardiocentro, si tratta di «una svolta per la medicina cantonale». Il 4 maggio avrà luogo l’inaugurazione ufficiale.

Di Fabio Lo Verso 24 aprile 2026

 

Il Cardiocentro del Ticino ha tre piani in più e celebra il 4 maggio la conclusione dei lavori partiti nel novembre del 2022. Un ampliamento realizzato in un’ospedale «vivente, in piena attività», sottolinea il direttore Massimo Manserra. Tre piani innalzati «al di sopra di una struttura che nel frattempo ha continuato ad assicurare l’accoglienza e la cura dei pazienti». Tre anni e mezzo dopo, si chiude un cantiere segnato da una convivenza complessa «con l’imperativo di garantire la massima tranquillità dei pazienti».

Il nuovo Istituto del Cardiocentro Ticino è completato, quanti piani conta in tutto oggi?
Massimo Manserra: Otto piani, contando i due livelli inferiori con il blocco operatorio e le terapie intensive. L’edificio è ora composto da cinque piani superiori, prima erano due, più il pian terreno in cui è operativo il poliambulatorio. Al quinto è stato trasferito il ristorante caffetteria con vista sul golfo di Lugano, dove il 4 maggio avrà luogo l’inaugurazione.

Perché è stato reso necessario l’ampliamento del Cardiocentro, come si inserisce nel quadro della strategia ospedaliera moderna in cui si riducono i tempi di degenza e quindi il bisogno di nuovi spazi?
Conosciuto come «l’ospedale del cuore», il Cardiocentro è da ventisette anni, cioè dalla sua fondazione nel 1999, il punto di riferimento per la popolazione ticinese, è il presidio cardiologico e cardiochirurgico della Svizzera italiana. A partire da questa realtà è nata l’idea di creare un istituto concentrando i tre interventi «cuore-vasi-polmone», aggiungendo cioè alla cardiochirugia, la chirugia toracica e vascolare. L’integrazione è per così dire naturale, dato che si interviene in un unico «distretto», intendo il torace, caratterizzato dalle grandi arterie che lo attraversano e dalla coesistenza ravvicinata di cuore e polmoni. Operando insieme nello stesso sito ospedaliero, facendo convivere i chirurghi specializzati nei tre rami cuore-vasi-polmone, si garantisce maggiore sicurezza e efficacia. La centralizzazione ha implicato il trasferimento al Cardiocentro di Lugano della chirurgia toracica, che fino al 31 marzo era eseguita all’Ospedale San Giovanni di Bellinzona. La necessità di nuovi spazi è da intendere come una condizione indispensabile per realizzare un polo «cuore-vasi-polmone».

 

Massimo Manserra, direttore dell’Istituto Cardiocentro Ticino. © DR 2025

 

Quando avverrà invece l’integrazione della chirurgia vascolare al nuovo Cardiocentro?
Questa fase richiederà un po’ di tempo. Perché intanto è in corso la ristrutturazione dei due piani storici dell’edificio, in funzione da ventisette anni, per adattarli alle nuove esigenze. Parallelamente saranno sviluppati due fabbricati annessi con lo scopo di ampliare la cosiddetta «piastra tecnica», cioè il blocco operatorio, con l’aggiunta di una nuova sala chirugica. Inoltre la terapia intensiva sarà rinnovata secondo i nuovi standard. Il polo avrà una nuova crescita in orizzontale, dopo una fase di sviluppo in altezza. Occorre calcolare un periodo di tre anni circa, prima della conclusione dei nuovi lavori. A quel punto, nell’ottica di finalizzare il progetto di polo luganese cuore-vasi-polmone, verrà allora integrata buona parte della la chirurgia vascolare oggi eseguita all’Ospedale Regionale di Lugano, il cosiddetto Civico, situato in prossimità del Cardiocentro.

Al termine del prossimo ciclo, nell’offerta ospedaliera globale in Ticino si conteranno nuovi posti letto?
Con l’aggiunta di tre piani si creano certamente nuovi posti letto, ma saranno occupati dai pazienti che fino al 31 marzo erano curati al reparto chirurgia toracica di Bellinzona, e lo stesso avverrà quando recupereremo parte della chirurgia vascolare del Civico di Lugano. Questo per dire che in definitiva, a livello cantonale, i posti letto non aumenteranno se non forse di poche unità. C’è da tener conto che negli ultimi decenni gli interventi si svolgono sempre più in ambito ambulatoriale. Dopo qualche ora in osservazione, nel contesto di un quadro clinico in sicurezza, il paziente può fare ritorno a casa in giornata. Aggiungo che, nell’ambito della ristrutturazione che stiamo effettuando nei due piani storici dell’edificio, al cosiddetto Day Hospital, l’ospedale di giorno, sarà riservato quasi integralmente il secondo piano.

Quanto è costato l’ampliamento del Cardiocentro?
La somma complessiva si aggira attorno ai 35 milioni, un investimento da mettere in relazione con l’aspettativa di oltre 1200 interventi all’anno considerando solo l’ambito della chirurgia cardiaca, toracica e vascolare, senza la cardiologia interventistica.

Cosa rappresenta il nuovo Cardiocentro per la medicina cantonale e per la Svizzera italiana?
È un ulteriore passo verso l’eccellenza clinica, lo sviluppo delle cure e l’avvento di tecnologie e procedure solo immaginabili in un passato anche molto recente. È fondamentale che la popolazione capisca quanto sia importante l’integrazione clinica di servizi e specializzazioni mediche per conseguire questi obiettivi.

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Nell’autunno 2022, i lavori di ampliamento dell’Istituto Cardiocentro Ticino sono stati affidati all’impresa Promeng SA di Lugano, mentre la direzione dei lavori è stata a cura della Marco Bondini Sagl. Come già l’edificio originale inaugurato nel 1999, il progetto della sopraelevazione porta la firma dello Studio Camponovo Architetti e Associati.

 
Corriere dell’italianità


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