«Una nuova visione della ricerca in senologia e ginecologia»
Fondatrice e presidente dell’associazione no profit «Go WINnERS», la Prof. Dr. Med. e Dr. Phil Maria Luisa Gasparri punta a sensibilizzare la popolazione, in particolare quella femminile, sul ruolo delle pazienti negli studi clinici e le sfide del futuro.
Di Fabio Lo Verso 2 gennaio 2026
Che ruolo svolge l’associazione no profit «Go WINnERS» nel panorama della salute e dell’innovazione?
Maria Luisa Gasparri: L’associazione «Go WINnERS» (Gynecology Obstetrics, Women in Research) intende promuovere la ricerca clinica, ginecologica, senologica e ostetrica, stimolando la curiosità della popolazione, in particolare quella femminile, sulle sfide del futuro, avvicinare ricercatori e pazienti con una visione inclusiva, multidisciplinare e innovativa e ribaltare gli stereotipi comunemente usati in cui i medici ricercatori e i pazienti sono visti come due attori della scena operanti con ruoli distinti e netti. La nuova visione della ricerca clinica che vogliamo promuovere punta non solo a divulgare un modello «più vicino» a tutta la popolazione, ma a coinvolgere i pazienti, trasformando i veri protagonisti da «oggetti della ricerca» a «soggetti attivi» nel progresso scientifico e sanitario, dando l’opportunità di dare voce al loro vissuto, valorizzando le loro esperienze e guidando i ricercatori verso la realizzazione di studi clinici dai risultati sempre più rilevanti e utili. è dimostrato che la partecipazione attiva conduca a cure più efficaci e mirate, e garantisca che la ricerca risponda ai bisogni reali dei pazienti, migliorando l’aderenza ai trattamenti, nel nostro caso in ambito ginecologico e ostetrico.
Una paziente che viene reclutata in uno studio clinico corre dei rischi quale «oggetto di sperimentazione»?
Tutte le pazienti sono trattate secondo un protocollo di ricerca sperimentale, sottoposto a rigorosi controlli di qualità e sicurezza. Ogni protocollo, dopo essere stato redatto da personale tecnico medico scientifico, prima di essere attivato, viene sottoposto a approvazione dal Comitato etico, un organo multidisciplinare composto da membri con diverse competenze: medici, farmacologi, statistici, esperti in diritto e bioetica, rappresentanti dei pazienti o del pubblico, che valutano gli aspetti etici e scientifici degli studi per proteggere i diritti, la sicurezza e il benessere dei partecipanti, garantendo che gli studi siano condotti secondo i più alti standard di integrità e in conformità con le normative vigenti, fungendo anche da garanzia pubblica di tale tutela.
Le partecipanti a uno studio sperimentale hanno l’opportunità di ricevere «in anticipo» un trattamento o un farmaco che sarebbe accessibile molto più tardi, mesi e forse anni, al resto della popolazione. Chiaramente, non si può avere mai a priori la garanzia che il trattamento innovativo sia certamente più vantaggioso del precedente, ma se si è arrivati a uno studio clinico nuovo è perche le evidenze scientifiche condotte fino a quel momento hanno portato a ritenere che lo standard di cura potrebbe essere sostituito da un altro più vantaggioso, senza che ne venga compromessa la sua sicurezza.
Prof. Dr. Med. Maria Luisa Gasparri , ginecologa e genologa, caposervizio presso l’ospedale civico e italiano di Lugano (EOC), responsabile del servizio di ricerca clinica del Dipartimento di ginecologia e gstetricia e coordinatrice del Board della ricerca interdisciplinare in senologia del Centro di Senologia della Svizzera Italiana, professore titolare presso l’Università della Svizzera italiana, presidente e fondatrice dell’associazione no profit «Go WINnERS»
Che differenza c’è fra una paziente «reclutata» e una paziente «partecipante» a uno studio clinico?
In uno studio possono essere incluse solo pazienti con specifiche caratteristiche, questa selezione consente che le analisi e i risultati ottenuti siano attendibili e non contaminati da variabili confondenti: in uno studio sull’efficacia di un farmaco, la paziente non potrà ad esempio partecipare se sta assumendo altri farmaci che potrebbero interferire. Verificata l’eleggibilità della paziente allo studio, dopo avere ricevuto dal medico ricercatore tutte le informazioni, a seconda della tipologia di studio in questione verrà proposto un tipo di trattamento e un monitoraggio specifico. A quel punto, la paziente «reclutata» ha pur sempre l’opportunità di scegliere se volere aderire o meno.
La «partecipante» è una nuova figura designabile a chi non è eleggibile alla sperimentazione ma di supporto al disegno dello studio. La nuova visione della ricerca che vorrei promuovere contempla un ruolo «attivo» delle pazienti basato su collaborazione, fiducia e mutuo rispetto delle preziose doti e talenti di ogni individuo valorizzando risorse e esperienze individuali nell’interesse della collettività.
Se osserviamo l’evoluzione del rapporto fra medico e paziente degli ultimi trent’anni siamo in grado di riconoscere che il modello vincente si realizza con un paziente dotato di consapevolezza, che partecipa alle decisioni che riguardano la sua salute e al processo di cura esprimendo le proprie preferenze a un medico che applica un ascolto attivo, formulando domande aperte e fornendo risposte empatiche.
In questo modello, le idee e le emozioni del soggetto malato, l’impatto della patologia sulla sua vita e le sue aspettative sono aspetti importanti quanto il corretto riconoscimento della sintomatologia. Questo tipo di approccio è un elemento centrale per il processo di cura e tutti gli operatori sanitari quotidianamente dovrebbero creare le condizioni affinché si realizzi. Lo stesso coinvolgimento, cura e attenzione vanno riposti nel rapporto fra paziente e medico ricercatore. Il risultato finale sarà quello di aumentare il grado di soddisfazione del paziente e la probabilità di successo per la comunità.
Quali sono le caratteristiche di un centro che offre la possibilità di aderire a studi clinici?
Gli studi clinici devono avvenire in centri selezionati, dotati di sistemi di controllo da parte di un personale medico specializzato, altamente qualificato e aggiornato sugli standard di cura e i risultati scientifici all’avanguardia, nazionali e internazionali. La struttura organizzativa è focalizzata su tematiche specifiche, spesso interdisciplinari, collaborazioni tra gruppi e istituzioni e la conduzione dello studio si svolge sotto regolari processi di verifica, costantemente sottoposti a controlli di qualità, interni ed esterni. Questo meccanismo di rigido controllo si traduce in una maggiore efficienza che trasforma spesso un «buon centro» in un «centro di eccellenza» e riferimento.
Cosa si può fare per aumentare il coinvolgimento attivo delle pazienti nella scienza?
Aumentare la consapevolezza e la fiducia, valorizzare il vissuto di ogni singola paziente, tradurre su un piano divulgativo tematiche «apparentemente» distanti dal linguaggio di tutti i giorni. Ogni paziente ha una sua «vittoria» da perseguire e raccontare. La condivisione solidale di questo percorso individuale consente alla collettività di unirsi in un invisibile abbraccio e lottare per un obiettivo comune.
Come unisce esperienze passate e presenti nella sua carriera?
Ho lavorato in grandi centri di eccellenza, dall’Università La Sapienza di Roma all’Istituto nazionale tumori di Milano, all’Inselspital di Berna e l’Ospedale San Raffaele di Milano, e ognuno di essi è stato per me stimolo di nuove idee e di crescita, sorgente di ispirazione e arricchimento umano e professionale.
Oggi sono davvero felice di lavorare presso l’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) del Ticino, dove la visione di innovazione e attenzione al paziente è al centro delle cure, pur continuando a collaborare a distanza con altre istituzioni e centri nazionali e internazionali. In particolare sono membro del consiglio direttivo e ambasciatrice svizzera dell’Eubreast (Eureopean Breast Cancer Research Association of Surgical Trialists), una delle associazioni di ricercatori e chirurghi senologi più importanti a livello internazionale che promuove studi nel campo della senologia, di cui sono coordinatrice a livello nazionale.
Le donne che partecipano sono sempre più numerose e questo è un grande traguardo, il mese scorso abbiamo festeggiato le nostre prime 15mila pazienti.