«Le malattie renali sono spesso asintomatiche fino allo stato avanzato»

In occasione della giornata mondiale del rene, il 12 marzo, il medico Antonio Bellasi, responsabile del servizio nefrologia e dialisi all’EOC, si focalizza sulla prevenzione e la diagnosi precoce per una cura più efficace di patologie ancora poco conosciute.

Di Fabio Lo Verso 24 febbraio 2026

 

Le malattie renali «sono insidiose, si manifestano quando arrivano a uno stato avanzato», ci spiega subito il dottor Antonio Bellasi, responsabile del servizio nefrologia e dialisi all’Ospedale regionale di Lugano (Civico). «È necessario affrontare con tempestività quelle condizioni che possono causare una patologia cronica al rene», prosegue Bellasi, per poter intervenire prima che il danno sia irreversibile. In occasione della giornata mondiale del rene, il 12 marzo, il medico si focalizza sulla prevenzione e la diagnosi precoce, e su una migliore conoscenza delle patologie renali, «il primo passo verso la prevenzione, la cura e migliori esiti clinici in futuro».

Quali sono le principali cause di malattie renali croniche e quante persone ne soffrono?
Antonio Bellasi
: Diabete, ipertensione arteriosa, aterosclerosi, e patologie cardiovascolari sono le principali cause di malattia renale cronica, di cui soffrono dal 7% al 10% degli adulti e un anziano su cinque, una proporzione globale che riguarda la Svizzera, l’Italia e l’Europa in generale. Si tratta più o meno della stessa prevalenza che si osserva per il diabete.

Qual è il ruolo della giornata mondiale del rene?
Ha lo scopo di aumentare la conoscenza delle malattie renali, ancora poco conosciute. Le ricerche mostrano che la stragrande maggioranza, circa nove persone su dieci, sa cos’è il diabete ad esempio, conosce la funzione di un urologo ma solo una persona su due è consapevole del ruolo del nefrologo.

Qual è la missione di un nefrologo?
Il nefrologo, per dirlo in modo semplice, cura le malattie renali «con le pillole», mentre nella fase terminale dell’insufficienza renale si occupa della dialisi, una delle due terapie sostitutive della funzione renale con il trapianto di rene. Quest’ultimo è eseguito da chirurgo specializzato nell’espianto dell’organo, proveniente sia da un donatore vivente che deceduto, e nel suo collocamento all’interno del ricevente. In seguito il nefrologo si occupa della gestione del paziente per mantenere vitale l’organo trapiantato.

 

Antonio Bellasi, responsabile del Servizio Nefrologia e Dialisi all’Ospedale regionale di Lugano (Civico). ©DR 2025

 

La malattia renale è silente, qual è il metodo più efficace per intercettarla in tempo?
Incrociare gli esami delle urine con quelli del sangue, che tutti fanno e dai quali si evince per esempio il tasso di creatinina serica, indicatore fondamentale della funzionalità renale, i cui livelli elevati segnalano spesso che i reni non riescono a filtrare correttamente. Invece gli esami delle urine, semplicissimi e poco costosi, sono svolti in una minoranza di casi. Ai nefrologi, l’analisi dei due esami permetterebbe di intercettare con maggiore probabilità un disfunzionamento renale, quindi di avere una diagnosi precoce, disponendo di un margine più ampio per una cura più efficace e un beneficio per il paziente.
Anche le popolazioni ad alto rischio di malattie nefrologiche, ovvero le persone con diabete, patologie cardiovascolari e ipertensione arteriosa, come detto le prime cause di malattie associate alla disfunzione de reni, non vengono sistematicamente esaminate per intercettare una malattia renale, i dati in merito sono impietosi. Aggiungo infine che, secondo gli studi, uno screening della popolazione generale sarebbe cost effective, cioè economicamente vantaggioso.

Come influire preventivamente sui fattori di rischio?
La prevenzione primaria consiste nel seguire al meglio i consigli di life style modification, che sono gli stessi per prevenire le malattie cardiovascolari, ossia una dieta sana e equilibrata, evitare l’eccesso di peso, la sedentarietà, fare esercizio fisico regolare, bere moderatamente, smettere di fumare. I fattori scatenanti più comuni sono l’ipertensione e il diabete mellito, che si manifestano più frequentemente in età avanzata. I reni invecchiano con noi e, nell’ottica di una maggiore conoscenza della loro funzione, occorre tenere a mente che si tratta di due piccoli organi a forma di fagiolo, di circa dieci o dodici centimetri, fra i più vascolarizzati del corpo umano. Circa un quarto del sangue messo in circolo dal cuore passa dai reni che lo ripuliscono filtrando le scorie e le tossine, poi evacuate con l’urina.

Quali sono oggi le terapie farmacologiche per le disfunzioni renali?
Negli ultimi dieci anni sono arrivati sul mercato nuovi farmaci che attendevamo da tempo e che consentono di ridurre la proteinuria, cioè la perdita di elevate quantità di proteine fondamentali, quali l’albumina, attraverso le urine. Le terapie farmacologiche oggi riducono in modo significativo la velocità di progressione della malattia cronica e il declino della funzione renale. Permettono cioè al rene di seguire un normale percorso fisiologico. Da notare anche l’importanza dei farmaci antipertensivi. Occorre sapere che la filtrazione è di circa 180 litri di sangue al giorno, per produrre mediamente un litro e mezzo di urina. Ora quando la pressione è alta, aumenta il lavoro di filtrazione e questo eccesso può danneggiare nel medio e lungo termine i reni. Alcuni fra i nuovi farmaci erano stati prodotti per curare il diabete, ma si è scoperto che agivano anche nei pazienti non diabetici, dimostrando di essere veramente efficaci nella prevenzione delle patologie renali croniche.

 
Corriere dell’italianità


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