«L’attività fisica sembra giocare un ruolo di rallentamento della malattia di Parkinson»
In occasione della Giornata mondiale del Parkinson, l’11 aprile, il dott. Salvatore Galati rammenta l’importanza di fare movimento regolare per migliorare la qualità di vita. Per il terzo anno consecutivo l’EOC organizza un evento a Lugano.
Di Fabio Lo Verso 25 marzo 2026
«Negli ultimi cinque anni, si è dato molto peso al ruolo che l’esercizio fisico sembra effettivamente giocare nel rallentare la progressione dei sintomi di Parkinson», dichiara il PD Dr. Med. Salvatore Galati, caposervizio di neurologia all’Ospedale regionale di Lugano. Allenamenti aerobici con cyclette, tapis roulant e attività complementari come tai-chi, danza, yoga, pilates, nordic walking, possono migliorare la qualità di vita dei pazienti.
Così l’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) ha messo l’attività fisica al centro del suo primo evento, organizzato nel 2024, in occasione della Giornata mondiale del Parkinson che si celebra ogni anno l’11 aprile per sensibilizzare sulla patologia e promuovere la ricerca scientifica. Istituita nel 1997, la data è un omaggio alla nascita di James Parkinson, che nel 1817 descrisse per primo la malattia.
«Quest’anno alla Giornata del Parkison, l’EOC promuoverà la partecipazione diretta dei pazienti nelle nostre attività di ricerca ma saranno organizzate anche attività fisiche», aggiunge Salvatore Galati. Gli eventi dell’EOC, «sempre molto partecipati», sottolinea il medico, hanno luogo all’aula magna dell’Università della Svizzera italiana.
Come si svolgono le giornate Parkinson all’EOC?
Salvatore Galati: Sull’onda dell’importanza crescente dell’attività fisica per i malati di Parkinson, il primo evento organizzato nel 2024 è stato dedicato a questo tema. Il secondo alla creatività, all’arte come terapia, una giornata in cui molti pazienti hanno presentato le loro creazioni. Quest’anno l’evento promuove la partecipazione diretta dei pazienti nelle attività di ricerca che conduciamo in Ticino. Ma si organizzeranno anche attività fisiche come il nordic walking o il tango, e attività musicali con strumenti messi a disposizione dal Conservatorio della Svizzera italiana.
Tornando al nostro primo evento del 2024, dopo aver tenuto un piccolo convegno scientifico all’Usi, illustrando i risultati dell’attività fisica nella progressione della malattia con la testimonianza di un atleta affetto dal Parkinson, ci siamo recati in riva al lago di Lugano, dove abbiamo svolto diversi workshop, tennis da tavolo, pilates e line dance, e persino la boxe, ma attenzione senza contatto (vedi foto)! L’attività costante è consigliata ai pazienti ma è anche importante il contributo della musica. La musica può infatti essere di supporto alla fisioterapia favorendo l'inizio del movimento e il mantenimento del ritmo.
PD Dr. Med. Salvatore Galati, caposervizio di neurologia all’Ospedale regionale di Lugano.
Se l’attività fisica costante è consigliata ai malati di Parkinson, quali trattamenti sono oggi più efficaci?
Premetto che al momento non disponiamo, nel nostro armamentario di medici neurologici, una terapia farmacologica in grado di bloccare il decorso della malattia. Abbiamo però la possibilità di curare i sintomi classificati con un trattamento dopaminergico che mira a ripristinare i livelli di dopamina nel cervello. La dopamina è un neurotrasmettitore essenziale per la regolazione del movimento volontario, l’apprendimento e l’attenzione. Per il trattamento dei sintomi «motori», la levodopa è il farmaco d’elezione, sostituisce la dopamina mancante nel cervello.
Negli anni c’è stata una presa di coscienza sull’importanza di trattare i sintomi «non motori». La malattia di Parkison non si riassume unicamente nella rigidità o nella difficoltà di camminare e alzarsi dalle sedie. Comprende gli aspetti psico-comportamentali e cognitivi che possono manifestarsi in modo più o meno evidente sin dall’inizio della malattia, depressione e apatia o lievi alterazioni delle funzioni esecutive che incidono sulla pianificazione delle procedure, cioè quando il malato fa fatica a ordinare in modo sequenziale una procedura come una semplice ricetta di una torta: tutti questi questi aspetti rappresentano un carico negativo sulla vita quotidiana. La malattia determina anche altre conseguenze «non-motorie» come l’iposmia, ovvero la riduzione dell'olfatto, l'urgenza minzionale o la stitichezza eccessiva.
Quest’anno l’EOC promuoverà la partecipazione dei pazienti alla ricerca. Di quale ricerca si tratta?
All’EOC si svolge una ricerca prettamente clinica o sperimentale, ma è una ricerca, ci tengo a sottolinearlo, con uno spirito traslazionale, andando cioè da una domanda scientifica verso una risposta applicabile rapidamente per il paziente. Il team capeggiato dalla professoressa Giorgia Melli si occupa delle malattie da misfolding proteico, cioè di quelle proteine che si aggregano in modo patologico nel cervello e in altri organi come la pelle.
Personalmente mi occupo delle cosiddette discinesie levodopa-indotte. Da una condizione di ipocinesia, cioè di riduzione del movimento, i pazienti presentano un lungo periodo detto di «luna di miele» in cui le terapie farmacologiche compensano molto efficacemente i sintomi, ma dopo la luna di miele iniziano le fluttuazioni motorie e delle fasi di ipercinesia.
L’ipotesi di ricerca è che queste discinesie, caratterizzate da movimenti involontari ripetitivi, si manifestano perché il paziente non è più in grado di ridurre il carico di connessioni neuronali durante il sonno. L’unica terapia oggi per curare queste discinesie è la stimolazione cerebrale profonda, che utilizza un dispositivo simile a a un pacemaker, oggi applicato a circa quaranta pazienti in Ticino, dove in tutto si contato circa 500 malati di Parkinson, di cui circa 350 pazienti gravi all’istituto di neuroscienze cliniche della Svizzera italiana.