Il giornalista nell’era digitale, qualche riflessione a mare aperto
Se la tecnologia cambia gli strumenti, i tempi e i formati, non riuscirà a cancellare la ragione e lo scopo fondamentale di questo mestiere: cercare informazioni, verificarle e metterle in relazione, approfondirle e offrirle alla società.
Di Valentina Grignoli 25 settembre 2026
responsabile contenuti editoriali SSR.CORSI
No, il (la) giornalista non è più quella persona in impermeabile e vecchia macchina fotografica al collo, che scrive fumando sigarette che si spengono sulla tastiera della sua Olivetti. Con i suoi informatori, i suoi vecchi volumi enciclopedici, le sue intuizioni, la sua sete di giustizia e ideali da difendere e diffondere. È un bel pezzo in realtà che non è più così - lo sappiamo bene ma ci piace l’immagine - ma sembra che ultimamente questo mestiere stia cambiando tanto in fretta da faticare a capirlo. E il suo mutamento non è che la testimonianza (perché è questo che un giornalista fa, trasmette e racconta l’attuale realtà dei fatti), di un mondo in continua e rapidissima evoluzione.
È radicalmente cambiato il modo di produrre notizie, come quello di informarsi. Ma come interfacciarsi a questa nuova realtà dei fatti? Questa è solo una delle domande che la SSR tiene presente mentre accompagna la propria trasformazione digitale. Perché la rivoluzione in corso non riguarda soltanto le piattaforme attraverso cui arrivano i contenuti al pubblico: entra nelle redazioni, modifica i tempi e i linguaggi del giornalismo, introduce nuovi strumenti e impone nuove responsabilità per i professionisti dei media.
Moltiplicazione di canali, linguaggi e formati
Nel quadro del progetto strategico «Enavant», la SSR SRG ha l’obiettivo di diventare un’azienda mediatica più agile, efficiente e digitale, concentrando le risorse e rafforzando la collaborazione fra le diverse regioni linguistiche. Dopo Play Suisse, lanciato nel 2020, un ulteriore passo è rappresentato da Play+, piattaforma che riunisce contenuti della SSR provenienti da tutta la Svizzera e combina diretta e streaming. Come detto non si tratta solo di portare i contenuti su una piattaforma digitale, ma anche di capire come vanno concepiti quei contenuti. Viviamo in un’epoca dove il pubblico non aspetta più il telegiornale delle 20:00, o il giornale radio delle sei di mattina per informarsi.
Una notizia può essere letta in diretta sul sito, intercettata sui social, ascoltata come podcast, vista in un video breve o approfondita in streaming. Può essere cercata intenzionalmente oppure piombarci addosso attraverso un algoritmo. Questo, e lo sa bene chi fa del giornalismo il proprio lavoro, significa ripensare la propria attività. Il che si traduce – anche - nel produrre un contenuto non solo per un unico canale, ma imparare a declinarlo attraverso linguaggi e formati differenti, scegliendo di volta in volta quello più adatto a raggiungere un determinato pubblico. Il testo scritto infatti, oggi, convive con altre realtà più mobili: video, audio, contenuti per i social. Cambiano poi i tempi della produzione, che deve essere più immediata, e quindi anche il rapporto con il pubblico, che può reagire in tempo reale.
Un pubblico individuale
Sono certamente molte le opportunità che una moltiplicazione dei canali porta con sé, ma capirete che il tutto diventa più complesso e complicato. In primis la frammentazione digitale ha prodotto un pubblico meno omogeneo: non tutti ricevono le stesse notizie, nello stesso momento e nello stesso modo. Gli algoritmi contribuiscono a selezionare ciò che vediamo, mentre la personalizzazione può rafforzare la tendenza a costruirsi percorsi informativi individuali. Questa individualità porta quindi il servizio pubblico a porsi un’ulteriore domanda: come è possibile, oggi, raggiungere questi pubblici così diversi senza rinunciare allo spazio informativo condiviso che ci contraddistingue? Un’altra sfida da affrontare.
C’è poi la questione della fiducia legata all’avvento della digitalizzazione. Viviamo tempi in cui la disinformazione circola rapidamente e non sempre è evidente l’origine di un contenuto: il ruolo del giornalista assume così nuove responsabilità. Verificare una fonte (non ci sono più gli informatori di una volta, di cui sopra...), contestualizzare una notizia, distinguere un fatto da un’opinione sono competenze umane necessarie e imprescindibili, in un universo digitale.
L’intelligenza artificiale rende questa riflessione ancora più attuale. La SSR ha inserito IA e dati al più alto livello strategico dell’azienda e si interroga sul loro utilizzo non soltanto in termini di efficienza. La direttrice generale della SSR SRG, Susanne Wille, si pone questa domanda: che cosa è possibile fare grazie all’IA che prima non lo era, e come la tecnologia possa migliorare il rapporto con il pubblico e la sua esperienza di fruizione. Senza far morire il lavoro umano. Il giornalista, che ora si confronta con strumenti capaci di assistere alcune fasi del proprio lavoro, ha un nuovo compito, definire con chiarezza le proprie responsabilità e i propri limiti.
Aprire i microfoni sul pubblico
Il confronto con il pubblico diventa in questo contesto parte integrante della trasformazione. Dopo il sondaggio Public Value dedicato alla SSR digitale, appena concluso, la SSR tornerà a dialogare con il territorio con la nuova edizione di «Dì la tua!», attraverso incontri organizzati nelle diverse zone del Paese, in collaborazione con le società regionali. Si tratta di occasioni di dialogo diretto: giornaliste e giornalisti delle redazioni di RSI, SRF, RTS e RTR incontreranno infatti le persone nei luoghi della loro quotidianità, dalle strutture pubbliche alle sedi associative, dalle scuole ai luoghi di ritrovo. Dopo aver chiesto attraverso il sondaggio come le persone si informano e di quali media si fidano, la SSR sceglie dunque di aprire i microfoni. È un passaggio significativo: la trasformazione digitale non viene considerata soltanto un processo interno all’azienda, un’evoluzione del giornalismo, ma un cambiamento che deve essere accompagnato dal dialogo con chi quei contenuti li utilizza.
Moltiplicare le rotte restando sé stessi
Per decenni il giornalista ha lavorato prevalentemente in una direzione: dalla redazione verso il pubblico. Nella pluralità mediatica dell’era digitale però il pubblico ora ha via libera e commenta, condivide, segnala, contesta, suggerisce; a volte diventa persino fonte di notizia! Il giornalista deve quindi imparare non soltanto a parlare attraverso nuovi strumenti, a dialogare con il proprio pubblico, ma anche ad ascoltare in modo nuovo.
Un punto però rimane, se la tecnologia cambia gli strumenti, i tempi e i formati, non riuscirà a cancellare la ragione e lo scopo fondamentale di questo mestiere: cercare informazioni, verificarle, metterle in relazione, approfondirle e offrirle alla società. Anzi, in un mare mosso nel quale tutti possono produrre e condividere contenuti, questa responsabilità diventa un faro ancora più evidente.