Sport e servizio pubblico radiotelevisivo, due fratelli siamesi

Un sì all’iniziativa dell'8 marzo scinderebbe un legame storico, inciderebbe sulla funzione sociale dello sport stesso che, senza una SRG SSR in grado di adempiere pienamente al proprio mandato, perderebbe gran parte del suo valore di coesione.

Di Marco Ambrosino responsabile contenuti editoriali SSR.CORSI 13 febbraio 2026

 

Il servizio pubblico radiotelevisivo svolge da decenni un ruolo centrale nel racconto culturale e sociale della Svizzera. Fra le varie attività umane, lo sport è sicuramente uno dei più seguiti: le competizioni sportive, soprattutto quelle che vedono protagonisti atleti svizzeri, sono infatti da sempre trasmesse e raccontate da parte della SRG SSR e delle sue quattro emittenti regionali.

Molti sono gli esempi che potremmo elencare per illustrare questa simbiosi strutturale fra sport e radiotelevisione; ne cito solo alcuni, che possono far capire quanto lo sport – con il veicolo dei media audiovisivi – abbia potuto generare momenti di coesione nazionale raramente emulabili: la medaglia d’oro di Bernhard Russi alle Olimpiadi di Sapporo del 1972, l’esplosione di Roger Federer a Wimbledon nel 2001 o i più recenti successi di Marco Odermatt o Franjo Von Allmen, esempi della memoria sportiva del nostro Paese, che sono diventati parte dei nostri ricordi comuni grazie proprio al servizio pubblico radiotelevisivo.

Due esempi recenti: l’Europeo di calcio femminile e le Olimpiadi invernali

Interrompiamo però un attimo i ricordi e proviamo a portare anche qualche dato numerico, che ci indica quanto questa simbiosi abbia fatto bene a entrambi i settori. Partiamo da un esempio recente, quello degli Europei di calcio femminile, organizzati in Svizzera nell’estate 2025. La storia del movimento del calcio femminile è stata seguita di pari passo dalla crescita della copertura mediatica: questa dinamica si è riflessa nei premi assegnati alle nazionali vincitrici, passati da poco a toccare i 41 milioni di euro; non è esente da questa dinamica anche lo share televisivo che ai recenti europei ha registrato una media del 25% (con alcuni picchi del 45%) in casa RSI, e addirittura del 66% in casa SRF durante le partite della Nazionale.

In questi giorni abbiamo anche sotto gli occhi un altro fenomeno mediatico rivelatore dell’autenticità del legame virtuoso fra sport e servizio pubblico audiovisivo: le Olimpiadi. Se riguardiamo la storia recente dei giochi d’inverno, si nota infatti la parabola del fenomeno olimpico crescere alla stessa velocità della sua copertura mediatica e della sua spettacolarizzazione televisiva; non sorprende infatti che a oggi, come ha recentemente ricordato il giornalista italiano Pierangelo Molinari alla Domenica Sportiva, l’apertura dei Giochi Olimpici è «in assoluto lo spettacolo che ha la maggior audience televisiva nel mondo, dove si supera il miliardo o il miliardo e mezzo di utenti».

La voce dello sport svizzero a sostegno del servizio pubblico radiotelevisivo

Questa importanza del servizio pubblico radiotelevisivo per tutto il mondo dello sport – anche di quelli meno seguiti – è percepito non solo dagli utenti che guardano contenuti sportivi della RSI, ma pure da tutti coloro che lo praticano e da tutte quelle istituzioni che giornalmente si impegnano per garantirne l’organizzazione e la crescita.

Una delle voci più autorevoli sul tema è stata senza dubbio quello della Swiss Olympic che si è detta preoccupata della possibilità di una riduzione massiccia del canone di servizio pubblico radiotelevisivo, ricordando che questa potrebbe avere un impatto molto forte su tutto il movimento sportivo svizzero. Attraverso la sua presidente Ruth Metzler-Arnold, Swiss Olympic ha ricordato il ruolo centrale della SRG SSR per lo sport: con oltre 9 mila ore di diretta all’anno, l’azienda offre una copertura mediatica di qualità alle oltre 100 discipline sportive attive nel nostro Paese.

Questo lavoro costante sul territorio da parte della SRG SSR è una percezione diffusa anche tra le società sportive e gli sportivi stessi: è notizia di un mese fa, infatti, della presa di posizione sottoscritta da società di categoria importanti come Swiss Basketball, Swiss Top Sport, Swiss Paralympic, la Federazione svizzera di ginnastica e l’Associazione svizzera di football, che riconoscono che senza un servizio pubblico e mediale solido, lo sport si ritroverebbe molto indebolito.

Il rischio di cancellare un orizzonte comune

Di fronte a una mobilitazione di questa portata, diventa difficile non riconoscere come il legame tra sport e servizio pubblico radiotelevisivo sia profondo e strutturale. Il rischio che oggi si profila appare dunque reale: sport e servizio pubblico devono essere considerati due fratelli siamesi, la cui separazione finirebbe per indebolire irrimediabilmente entrambi. Non si tratta soltanto di una questione numerica o di audience, ma di una situazione che coinvolge dimensioni culturali e identitarie, particolarmente rilevanti se osservate dal punto di vista specifico della Svizzera.

L’eventuale assenza di una televisione e di una radio svizzere in lingua italiana in grado di seguire e garantire una copertura costante dello sport nazionale e regionale comporterebbe non solo una riduzione della visibilità delle realtà sportive locali, ma diminuirebbe anche la portata nell’opinione pubblica dei grandi eventi internazionali come i Campionati mondiali di calcio o i Giochi Olimpici. In questa riflessione va dunque presa in considerazione anche la relazione che la SRG SSR intrattiene con il proprio pubblico.

Senza la SRG SSR, le Olimpiadi, non sono quelle invernali, verrebbero sì trasmesse in Svizzera ma con alcune conseguenze rilevanti: in primo luogo non vi sarebbe alcuna garanzia che tali contenuti continuino ad essere offerti gratuitamente nel lungo periodo, dato che solo grandi gruppi internazionali come Discovery o Eurosport disporrebbero della capacità economica e della forma aziendale per trasmetterli; in secondo luogo verrebbe meno il punto di osservazione svizzero e il racconto del Paese rivolto a radioascoltatori e telespettatori della Svizzera.

In assenza di un servizio pubblico in grado di adempiere pienamente al proprio mandato per quanto attiene alla copertura mediatica sportiva, le Olimpiadi perderebbero quello sguardo nazionale che ha contribuito nel tempo a costruire un orizzonte comune, capace di unire e di far emozionare il pubblico nei momenti più significativi della storia sportiva del Paese. In questo scenario, la separazione dei due «fratelli siamesi» inciderebbe direttamente sulla funzione sociale dello sport stesso, che rischierebbe di perdere gran parte del suo valore identitario e collettivo, riducendosi a un semplice prodotto da consumare come una qualsiasi serie televisiva a pagamento, offerta dai grandi gruppi di distribuzione streaming.

 
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