Il cinema che parla al femminile alle Giornate di Soletta
Il festival cinematografico svizzero, alla 61a edizione, stupisce con una grande offerta di film e documentari. E con due incontri speciali: Edna Politi e Femme Tisch.
Dalle nostre corrispondenti Antonella Montesi e Irène Rosset 27 gennaio 2026
Soletta ci accoglie come ogni anno, nonostante il freddo, la pioggia. Ci accolgono i film, che riscaldano il cuore; ci accoglie il team, sempre efficiente; ci accolgono gli habitué, c’è chi frequenta il festival dagli anni Settanta; e ci accolgono i giovani, sempre di più, provenienti dalle scuole di cinema, dagli altri festival, dalle varie istituzioni che girano intorno a questo favoloso mondo del cinema elvetico.
Fortunatissime, appena arriviamo, andiamo all’incontro con una delle leggende del cinema, Edna Politi, invitata d’onore delle 61e Giornate di Soletta. Classe 1948, regista cosmopolita, nata in Libano da una famiglia ebrea, è una tra le prime donne a diplomarsi negli anni Settanta all’Accademia del cinema di Berlino, la Deutsche Film- und Fernsehakademie, da quarant’anni vive a Ginevra. Il festival di Soletta la celebra presentando una rassegna dei suoi film.
Il cinema come impegno politico
Durante l’incontro Edna Politi ripercorre la sua biografia, ricca e movimentata. Gli anni trascorsi in Israele, dove si trasferisce diciottenne per studiare architettura e storia dell’arte. Nel 1973 gira quello che a tutt’oggi è considerato un documentario fondamentale sul conflitto arabo-israeliano, Pour les Palestiniens, une Israélienne témoigne. Argomento, quello della coesistenza arabo-israeliana, che approfondirà in due lungometraggi successivi, il film di finzione Comme la mer et ses vagues (1980) ed il documentario Anou Banou ou les filles de l’utopie (1983).
A Ginevra, dove è approdata nel 1984, ha realizzato una trentina di film e reportage per la RTS. I suoi interessi spaziano dalla storia all’arte, alla musica del ventesimo secolo. Le Quatuor des Possibles, il suo documentario del 1992 sul compositore avanguardista Luigi Nono, padre della musica dodecafonica, è stato inserito dall’Unesco tra i mille film del patrimonio dell’umanità.
Ed è ancora un cinema che parla al femminile quello dell’iniziativa Femme Tisch, che quest’anno ha visto un nuovo format di incontro all’interno delle Giornate di Soletta, dedicato a registe* e sceneggiatrici* del cinema svizzero. Per tre pomeriggi consecutivi, la sala centrale del Landhaus, il bell’edificio storico che ospita il festival, si è trasformata in uno spazio di scambio, dialogo e solidarietà tra professioniste del settore, confermando il nuovo format come un momento significativo all’interno del festival.
Il programma ha alternato momenti dinamici di speed dating e gruppi di discussione su temi centrali per il lavoro artistico e professionale. L’iniziativa ha favorito incontri informali ma profondi, permettendo la condivisione di esperienze, idee e prospettive comuni. Il tutto è organizzato dall’Arf/Fds, l’associazione svizzera delle autrici e degli autori (registe e registi, sceneggiatrici e sceneggiatori) che rappresenta gli interessi del cinema libero in Svizzera.
All’interno dell’Arf/Fds, il gruppo Gender si occupa di promuovere l’uguaglianza di genere e la diversità nel cinema svizzero. Il gruppo analizza le disparità esistenti, sensibilizza istituzioni e professionisti del settore e lavora per migliorare le condizioni di accesso ai finanziamenti e alle opportunità per tutte e tutti. Invitate a partecipare in qualità di giornaliste dalla regista Wendy Pillonel, membro Arf/Fds e abbiamo avuto modo di prendere parte attivamente allo scambio con le varie professioniste del mondo del cinema elvetico.
La scelta narrativa del Festival e il film d’apertura
Quest’anno il festival di Soletta presenta 164 film, di cui il 68% sono documentari e il 32% film di finzione. Maggior equilibrio rispetto agli anni passati anche per la provenienza tra Svizzera tedesca, romanda e il Ticino. La 61a edizione del festival privilegia una narrazione diversa: «L’atteggiamento è meno moralista, forse anche meno influenzato da una visione occidentale», come affermato dal direttore artistico Niccolò Castelli nel corso della conferenza stampa di presentazione tenutasi insieme alla direttrice operativa Monica Rosenberg.
Non a caso il film scelto per l’apertura è stato The Narrative di Bernard Weber e Martin Schilt, presentato in prima mondiale. Il documentario, in concorso per il Prix de Soleure, racconta la storia di Kweku Adoboli, il ghanese cambista di Ubs che nel 2011 a seguito di speculazioni, provocò perdite valutate a 2,3 miliardi di dollari. Condannato e finito in carcere, è stato poi espulso dal Regno Unito, dove lavorava, e si è ricreato una vita, totalmente diversa, in Ghana, dove è tornato a vivere. Una parabola un po’ da sic transit gloria mundi, tipica di questo mondo finanziario che stritola e immola.
La premiazione
Domani, mercoledì 28 gennaio, avverrà la premiazione tra gli otto film in concorso per il Prix de Soleure, dotato di 60 mila franchi: cinque documentari e tre pellicole di finzione, sono in lizza. Oltre al già citato The Narrative troviamo Dont’t let the sun di Jacqueline Zünd, À bras-le-corps della regista Marie-Elsa Sgualdo, Sie glauben an Engel, Herr Drowak? di Nicolas Steiner e i documentari Elephants & Squirrels di Gregor Brändli, Qui vit encore di Nicolas Wadimoff, Social Landscapes di Jonas Meier e Solidarity di David Bernet.