La Dante Alighieri di Ginevra: 120 anni di storia
Fondata nel 1906, l’associazione è guidata dall’impegno di diffondere la lingua e la cultura italiana ma anche dai valori di tolleranza, civiltà e umanità che ne fecero il punto di riferimento degli esuli antifascisti in Svizzera.
Di Marina Gasperini vicepresidente
La Dante Alighieri di Ginevra, nel 1906, fu uno dei primi comitati all’estero della Società Dante Alighieri, fondata nel 1989 da Giosuè Carducci e un gruppo d’intellettuali. Già nel 1909, furono istituiti i primi corsi di lingua italiana, di storia e di geografia nelle scuole di Malagnou e di Plainpalais, al boulevard Carl-Vogt. Nel 1910, si formarono due corsi serali, uno per gli analfabeti di origine italiana e uno per l’insegnamento della lingua italiana agli stranieri. Nel 1921 si contavano cinque scuole e 272 allievi.
Con l’avvento del fascismo, la Società Dante Alighieri, pur dichiaratamente apolitica nelle sue intenzioni originarie, si piegò alle direttive di Mussolini, che intendeva fare dei comitati esteri dei centri di promozione della «nuova Italia». Solo il comitato ginevrino oppose resistenza, nonostante l’intervento del Console italiano che cercò invano d’introdurre nel consiglio direttivo nuovi membri di provata fede fascista. Nel 1927, il regime condannò all’inattività il comitato di Ginevra, che tuttavia dopo tre anni si ricostituì, sotto l’egida di un comitato totalmente antifascista. L’assemblea approvò, con un solo voto contrario, la cessazione del sodalizio con la sede centrale e la trasformazione del comitato in associazione autonoma. Ciò comportò la perdita dei sussidi statali, ma il presidente Giuseppe Chiostergi, allora anche segretario della Camera di commercio italiana di Ginevra, trovò altri finanziamenti, grazie a sottoscrizioni e alle feste dell’associazione.
La Dante di Ginevra diventò allora il centro di riunione degli esuli antifascisti e il punto di riferimento di tutti coloro che non si riconoscevano nella cultura e nei valori fascisti. Per contrastarla il regime fascista creò un’istituzione «anti-Dante», con relative scuole, ma non riscosse alcun successo. Il 9 novembre 1930, la Dante ormai indipendente fissò la propria sede in un palazzo storico, abbandonato dai proprietari, alla rue Calvin 6, riprese ad organizzare conferenze e prestare libri della biblioteca, mai restituiti al Comitato centrale della Dante Alighieri a Roma, malgrado le sue insistenze. Questa Dante degli esuli programmò tra l’altro conferenze su Garibaldi, Machiavelli e il Mezzogiorno d’Italia.
Con la fine del fascismo e l’avvento della Repubblica, i rapporti con il Comitato centrale si riannodarono, la Dante ginevrina pose fine all’associazione e ritornò ad essere comitato. I corsi di lingua ripresero regolarmente e furono organizzate conferenze di grande valore, ricordiamo fra tutte quelle tenute dal prof. Giulio Carlo Argan, sulla «Pittura del Trecento», nel 1951, e su «Michelangelo architetto», nel 1990, il cui grande successo portò all’istituzione di un corso di pittura e di scultura in dieci lezioni.
Non si possono certo riassumere i 120 anni della Dante a Ginevra, fatti di passione per la lingua e cultura italiana, ma è importante sottolineare il messaggio di tolleranza, civiltà e umanità, che ne ha sempre guidato l’azione. La Dante di oggi, orgogliosa di questa eredità e fedele ai principi dei padri fondatori, continua a tutelare e diffondere la cultura italiana, attraverso i corsi di lingua, ventidue attualmente, con oltre 200 studenti, e diciotto eventi culturali solo nel 2025, tra conferenze, concerti, presentazioni di libri, senza dimenticare i quattro viaggi di studio e di scoperta in Italia.