Il Festival del cinema italofono fa il bis a Losanna
Oltre 1700 persone, con ragazze e ragazzi dai 12 ai 20 anni, hanno assistito alla seconda edizione dell’evento nato da un gruppo di docenti delle scuole secondarie del Canton Vaud.
Di Toni Cetta, Chiara Pirrello & Francesca Suppa * 12 dicembre 2025
Unire produzioni cinematografiche di valore, educazione linguistica e riflessione culturale: è questo l’obiettivo che ha guidato la seconda edizione del Festival del cinema italofono, tenutasi a Losanna dal 1° al 5 dicembre scorso.
Nata dall’impegno di un gruppo di nove docenti delle scuole secondarie di I e II grado, l’iniziativa è sostenuta dall’Ufficio federale della cultura, nell’ambito della promozione della lingua e cultura italiana in Svizzera.
Dopo il successo della prima edizione, svoltasi nel 2024, quest’anno il festival ha accolto un pubblico ancora più numeroso, arrivando a oltre 1700 persone. Ragazze e ragazzi dai 12 ai 20 anni, che hanno scelto l’italiano come materia di studio, hanno avuto l’opportunità di assistere alle proiezioni, incontrare ospiti e vivere un’esperienza oltre il semplice «andare al cinema».
Cinema, dibattiti e laboratori: il festival si snoda attraverso un percorso articolato che intreccia la visione dell’opera cinematografica a momenti di analisi e confronto. Ogni film, proiettato in lingua originale con sottotitoli in francese, è introdotto da una presentazione e seguito da un dibattito con la partecipazione attiva del pubblico. Le classi ricevono in anticipo dossier didattici, creati dal comitato organizzativo per stimolare la riflessione sui temi dei film e preparare le studentesse e gli studenti alla discussione.
I laboratori di analisi filmica offrono un approccio più tecnico: esercizi su sequenze specifiche, approfondimenti sul linguaggio cinematografico, confronti sulle scelte estetiche e sulle questioni sociali e culturali affrontate nelle opere. Il festival si configura come un vero spazio educativo, dove il cinema diventa strumento per comprendere il mondo e per immergersi nella ricchezza linguistica e culturale della lingua italiana.
Cinque i film proposti durante la settimana: La prodigiosa trasformazione della classe operaia in stranieri di Samir, documentario che affronta temi attualissimi quali diversità, intolleranza, integrazione, diritti e memoria sociale; Maria Montessori. La nouvelle femme di Léa Todorov, un ritratto che coniuga storia dell’educazione ed emancipazione femminile; Primadonna, di Marta Savina, ispirato alla vicenda di Franca Viola, simbolo della lotta contro il matrimonio riparatore nell’Italia degli anni Sessanta; Pinocchio di Matteo Garrone, con Federico Ielapi, scelto per la sua potenza visiva e per la capacità di rileggere un classico in chiave contemporanea; Le otto montagne di Felix Van Groeningen & Charlotte Vandermeersch, un viaggio attraverso identità, paesaggi interiori e trasformazioni della modernità.
Il volto umano dell’evento, uno dei momenti più apprezzati del festival, è la presenza di ospiti provenienti dal mondo del cinema, dell’educazione e della ricerca, che rendono ogni proiezione occasione di dialogo con chi il cinema lo crea e lo studia. Morena La Barba, sociologa e ricercatrice, ha conversato con studentesse e studenti e insegnanti su identità, integrazione e appartenenza culturale, offrendo spunti di grande attualità.
Léa Todorov, regista di Maria Montessori. La nouvelle femme, ha introdotto la sua opera, condiviso riflessioni sul rapporto tra memoria storica e presente, sul ruolo delle donne nella società e sui processi creativi del mestiere.
Federico Ielapi, giovane attore quindicenne, già forte di numerose esperienze cinematografiche, ha partecipato a una vivace sessione di domande e risposte da parte delle sue coetanee e dei suoi coetanei, raccontando la preparazione ai ruoli e la sua visione del cinema contemporaneo. Si è inoltre lasciato coinvolgere con naturalezza al gioco delle foto richieste dalle ragazze e dai ragazzi, felici di immortalare un incontro per loro memorabile.
Infine Jacopo Greppi, laureato in scienze del cinema all’Università di Losanna, ha guidato i laboratori e moderato i dibattiti, rendendo accessibili alle partecipanti e ai partecipanti concetti tecnici e strumenti critici di lettura delle immagini.
In un paese complesso e plurilingue come la Svizzera, e in un Cantone, quello di Vaud, con una significativa comunità italofona, il festival assume un valore particolare: rafforza la visibilità e la vitalità dell’italiano come lingua nazionale nel contesto educativo, ma soprattutto ne fa uno strumento di aggregazione culturale per i giovani. Gli oltre 1700 partecipanti hanno così vissuto l’italiano non solo come materia scolastica, ma anche come lingua di relazione e cultura.
Grazie alla collaborazione con il CityClub di Pully, Le Cinématographe e Pathé di Losanna, il festival può contare su spazi cinematografici adeguati e attrezzati per accogliere classi, dibattiti e laboratori. Una delle novità di quest’anno è stata la serata dedicata al corpo docente con la proiezione del film Vermiglio di Maura Delpero, un’occasione per riflettere sul ruolo del cinema nella didattica dell’italiano e sull’importanza del nostro festival nell’ambito della promozione della lingua e cultura italiana in Svizzera.
Questa seconda edizione conferma che il cinema può essere molto più di un intrattenimento: è un potente strumento educativo, un linguaggio universale che favorisce partecipazione e dialogo. I segnali positivi di questa edizione fanno sperare che non resti un’eccezione, ma diventi sempre più un appuntamento fisso, atteso e sentito.