Sono partiti i ricorsi contro la riforma in vigore dal 24 ottobre. La sentenza della Corte costituzionale potrebbe arrivare entro gennaio 2027.
Di Guido Gozzano 30 ottobre 2026
Ufficialmente ribattezzata con il nome Stabilicum, denominata Melonellum dalle opposizioni, dal 24 ottobre sostituisce il Rosatellum: intitolare le leggi elettorali con nomi finto-latini è una tradizione nata nel 1993 con il Mattarellum. Ora la riforma che in aula ha accesso un dibattito al calor bianco sarà sottoposta al vaglio della Consulta, chiamata a valutare la legittimità costituzionale delle nuove norme: dal premio di maggioranza, alle preferenze «semi-bloccate», al numero di firme per candidarsi, all’indicazione del candidato, «tutti elementi sui quali la Corte costituzionale potrà concentrare il suo esame e i suoi dubbi», indica la testata Pagina Politica: «I giudici costituzionali potranno sollevare obiezioni».
Intanto la riforma stravolge il voto all’estero (leggi qui). Fra gli oppositori più virulenti, il deputato Pd Toni Ricciardi, eletto in Europa, ha rilasciato questo commento: «La destra ha sostituito la rappresentatività degli italiani nel mondo con l’interesse di bottega. Ha cancellato una rappresentanza raggiunta dopo un percorso tortuoso, cominciato nel 1908 e concluso positivamente nel 2001 con Mirko Tremaglia. Bisognava attendere il 2026, e il governo Meloni, per distruggere la rappresentanza degli italiani all’estero con questo capolavoro. La rappresentanza degli italiani all’estero fu già sfregiata dalla folle stagione dei tagli della rappresentanza parlamentare. Poi la destra ha proseguito con lo sfregio che impedisce a figli e figlie di italiani e italiane nati in giro per il mondo di essere considerati italiani. Oggi il colpo di grazia finale». In una prossima edizione, il Corriere dell’italianità pubblicherà un approfondimento sulla riforma.