«Per i giovani, gli incarichi pubblici sono una strada percorribile se vogliono cambiare le cose»

Sindaco dal 2024 di La Neuville, un comune francofono del Canton Berna, Luca Longo ha ottenuto un seggio alle recenti elezioni al Gran Consiglio. A 25 anni è fra i più giovani politici ad aver conseguito cariche elettive di rilievo in Svizzera.

Di Matteo Galasso 29 aprile 2026

 

Con radici familiari italiane tra Puglia e Abruzzo, Luca Longo, 25 anni, è tra i più giovani sindaci della Svizzera. Eletto a La Neuveville, piccolo comune francofono di circa 4 mila abitanti del Canton Berna affacciato sul lago di Bienne, guida dal 2024 l’esecutivo cittadino nelle fila del Partito liberale-radicale. Lo scorso 29 marzo è stato eletto al Gran Consiglio del Canton Berna. La missione di deputato cantonale, affiancata al ruolo di sindaco, è un valore aggiunto per la sua città: «Significa maggiore visibilità e maggiore peso politico». Ci racconta di essersi avvicinato alla politica a soli 18 anni, partendo dalla vita della sua comunità.

A 24 anni lei è diventato sindaco battendo la sessantenne sindaca uscente. Che cosa ha significato questo risultato e quale messaggio pensa abbia inviato ai giovani, spesso distanti dalla politica?
Luca Longo: Ho sentito una grande fiducia e considerazione da parte della popolazione di La Neuveville. Ho sempre vissuto qui e penso che molti abbiano riconosciuto che anche un giovane del posto possa assumersi responsabilità importanti. Mi auspico che questo gesto abbia motivato anche altri giovani ad avvicinarsi ad incarichi pubblici.

Nel Canton Berna ci sono altri casi di sindaci eletti in giovane età come il suo?
Un collega di Saint-Imier, nel Giura bernese, è stato eletto sindaco a 27 anni e oggi ne ha 29. Ci siamo conosciuti all’università e ci incontriamo ora alle riunioni regionali. Dunque il mio non è un caso isolato.

Quando ha iniziato concretamente a fare politica attiva? Com’è maturata l’idea di conseguire cariche elettive?
Quando avevo 18 anni si è liberato un seggio al consiglio generale, il legislativo cittadino, alcune persone mi hanno proposto di subentrare a metà legislatura e ho accettato. Alle elezioni generali del 2020, sono stato confermato al seggio di consigliere, poi nel 2024 ho assunto la carica di sindaco e lo scorso 29 marzo sono stato eletto al Gran Consiglio del Canton Berna. Mi sono sempre impegnato nella vita di La Neuveville, ho frequentato le scuole del comune e fatto parte di diverse società sportive, dal calcio al tennis, conosco bene il territorio, la sua organizzazione e le istituzioni locali.

 

Luca Longo. © DR 2025

 

Che cosa, secondo Lei, ha fatto la differenza in campagna elettorale? Perché i cittadini Le hanno accordato fiducia?
Penso abbia pesato il master in amministrazione pubblica che ho conseguito a Losanna, un percorso che molti hanno riconosciuto come concreto e utile per guidare un comune. Il mio partito mi ha naturalmente sostenuto al cento per cento. Ma anche esponenti di altre formazioni politiche. Senza un sostegno che vada oltre il proprio schieramento, diventare sindaco è quasi impossibile. Il sindaco deve unire la città. Essendo un’elezione a maggioranza, serve il 51% dei voti e quella soglia non la garantisce un solo partito. Occorre saper costruire dialogo, raccogliere consenso trasversale, cogliere le aspettative dei cittadini e, soprattutto, ascoltarli.

Quanto tempo le assorbe l’attività politica e amministrativa?
In realtà è un impegno continuo: in un certo senso ventiquattr’ore su ventiquattro, perché di fatto è difficile «staccare» anche quando sei fuori dal municipio. In termini di carico formale, direi circa il 60% di un impiego a tempo pieno, ma a questo si aggiungono le serate tra riunioni e appuntamenti con la comunità, oltre alle rappresentanze nel fine settimana. Il sindaco è molto spesso invitato a eventi pubblici, dove interviene portando i saluti a nome del comune che rappresenta più di tutti.

Molti piccoli centri soffrono lo spopolamento giovanile. Anche La Neuveville attraversa questo fenomeno? E più in generale, come coinvolge le giovani generazioni nella vita politica del comune?
La Neuveille si trova in una posizione favorevole tra Bienne e Neuchâtel, chi va all’università può studiare a Neuchâtel e rientrare a casa la sera. Questo aiuta a mantenere i giovani a La Neuveville. Inoltre ci sono molte società e club sportivi e culturali, dove i ragazzi trovano spazio, e spesso tornano in città dopo gli studi universitari. Quanto al coinvolgimento politico, cerco di incoraggiare i giovani anche con il mio esempio: se io ho potuto assumere responsabilità, allora possono farlo anche loro. Se amano La Neuveville e vogliono farla crescere, gli incarichi pubblici sono una strada concreta.

La Neuveville è un comune francofono in un cantone a maggioranza germanofona. In che misura questa specificità incide nei rapporti con le istituzioni cantonali?
Nel Canton Berna la minoranza francofona gode di una tutela esplicita sancita dalla Costituzione cantonale. Non tutti i cantoni bilingue prevedono una protezione così chiara: ad esempio Friburgo o il Vallese non dispongono delle stesse garanzie giuridiche. Nel nostro caso, invece, la salvaguardia della minoranza linguistica è formalmente riconosciuta e assicurata dal quadro costituzionale bernese.

Negli ultimi anni si parla spesso di accentramento e di margini sempre più stretti per comuni e cantoni. Lei avverte una perdita di autonomia a livello municipale?
Sì, e soprattutto vedo il rischio di una demotivazione dell’impegno locale. Le procedure diventano sempre più complesse, burocratiche e tecniche. Il cantone deve tenere presente che chi assume responsabilità politiche in un comune non è necessariamente un professionista della politica o dell’amministrazione: deve poter comprendere e decidere anche senza un master come il mio o senza percorsi di studio particolarmente lunghi, mantenendo quel contatto diretto con il livello più vicino ai cittadini.

Lei ha origini italiane: da dove viene la sua famiglia e che rapporto conserva con queste radici? E nel suo ruolo pubblico, come vive questa doppia appartenenza?
I miei nonni sono arrivati in Svizzera negli anni Sessanta. Da parte di mio padre la famiglia viene dalla Puglia, da Gallipoli; da parte di mia madre dall’Abruzzo. Ho quasi tre quarti della famiglia in Italia dove mi reco una volta all’anno per rivederli, così mantengo un legame con le mie origini. I miei genitori sono nati in Svizzera e anch’io sono nato qui, per questo sento di avere una cultura sociale svizzera e una cultura familiare italiana. Per molti aspetti mi considero piuttosto svizzero. Nel ruolo pubblico parlo poco delle mie origini, anche perché la mia vita quotidiana è qui, amici e abitudini sociali sono in Svizzera.

 
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