Mattmark, un memoriale per ricordare le vittime del più grande incidente sul lavoro in Svizzera
Alla vigilia della sessantunesima ricorrenza della tragedia del 30 agosto 1965, in cui persero la vita 88 persone impegnate nella costruzione di una diga, di cui 56 italiane, nel villaggio antico di Saas-Grund è stato inaugurato un monumento commemorativo.
Di Loredana Traina 29 agosto 2026
È la più grande sciagura del lavoro mai avvenuta nella storia della Svizzera moderna, e subisce come spesso accade l’erosione del ricordo collettivo. Da oltre due decenni il guardiano della memoria di Mattmark, assieme a Toni Ricciardi, Domenico Mesiano, presidente dell’Associazione Italia Valais e del Comitato Mattmark 2025, è impegnato a lottare contro la declinante forza d’inerzia della rimozione. Dopo aver organizzato, lo scorso anno, la storica celebrazione del Sessantesimo, culminando con le scuse ufficiali del Canton Vallese, ha incarnato controcorrente la forza trainante che è giunta all’inaugurazione di un Memoriale (foto) stamattina nel villaggio di Saas-Grund, a circa 11 chilometri in linea d'aria rispetto alla diga e al lago di Mattmark, il luogo della catastrofe del 30 agosto 1965.
La cerimonia è iniziata alle ore 10:00 con il raduno presso la chiesa parrocchiale di Saas-Grund e la messa solenne di commemorazione celebrata da monsignor Jean-Marie Lovey, vescovo di Sion. L'evento ha visto la benedizione della corona in memoria dei caduti e la creazione di uno spazio permanente di raccoglimento, incontro e riflessione condivisa, realizzato grazie all'impegno di associazioni come Italia-Valais e sostenitori locali.
Fra le autorità e le personalità di rilievo, segnaliamo la partecipazione di Mathias Reynard, consigliere di Stato del Cantone Vallese, autore lo scorso di anno delle scuse ufficiali del suo governo, Nicoletta Piccirillo, console generale d'Italia a Ginevra, competente per il Vallese, Kurt Regotz, vicepresidente del Comitato Mattmark 2025, Alwin Venetz, presidente del comune di Saas-Grund, Christoph Gysel, curatore del Centro culturale Sonnenhalde, Oscar De Bona, presidente dell'Associazione Bellunesi nel Mondo, Lorenzo Kluzer, responsabile dell'Ambasciata d'Italia in Svizzera, e Toni Ricciardi, deputato Pd e storico delle migrazioni, autore di un libro monografico di riferimento e diversi articoli scientifici incentrati sulla tragedia di Mattmark.
Oggi Ricciardi, che nelle ultime commemorazioni della catastrofe si presenta in veste di presidente del Gruppo interparlamentare Italia-Svizzera, mette in luce un aspetto recondito: «I lavori per la diga di Mattmark rappresentarono improvvisamente l'incontro tra le marginalità, tra i poveri del Vallese e i poveri che provenivano dalla provincia italiana, che si incontravano qui, fino su a 2.200 metri, per costruire il futuro». Ma quel futuro per molti di loro è stato definitivamente oscurato da una morte improvvisa, che si poteva e doveva evitare.
L’evento funesto fu determinato dal crollo di una parte del ghiacciaio dell'Allalin che travolse il cantiere della diga di Mattmark, seppellendo baracche e lavoratori sotto una massa enorme di ghiaccio e detriti. Persero la vita 88 persone, di cui 56 di cittadinanza italiana. «Lavoravano in condizioni durissime, i datori di lavoro ignorarono scientemente i rischi e i numerosi segnali di pericolo. Chiedere giustizia e operare per la Memoria significa riconoscere la dignità di queste persone lavoratrici e della vita umana», ha dichiarato Annalisa Izzo, direttrice della Fondazione Margherita per la cultura italiana, con sede a Sion. La tragedia colpì profondamente l'opinione pubblica svizzera e italiana, accendendo i riflettori sulle difficili condizioni di lavoro e di sicurezza dei lavoratori stagionali e stranieri.
La bacheca con i nomi delle 88 vittime della catastrofe di Mattmark fa parte della Mostra permanente con foto, filmati, documenti e materiale storico della tragedia. © DR 2026