Rami professionali: basta lavoro gratuito!

Dopo difficili trattative, le parti sociali hanno raggiunto un accordo su un nuovo contratto nazionale mantello. Determinante per il raggiungimento di questo risultato è stata la forte pressione esercitata dalla piazza, ossia dagli stessi lavoratori edili.

Di Michael Steinke ufficio comunicazione Syna

 

Dal Ticino alla Svizzera romanda, alla Svizzera tedesca: negli ultimi mesi in tutte le regioni del Paese si è visto lo stesso copione. Diverse migliaia di lavoratori edili sono scesi in piazza per lottare per migliori condizioni di lavoro nell’edilizia principale. Queste proteste hanno finalmente sortito l’effetto sperato: poco prima della scadenza del precedente contratto nazionale mantello (CNM) alla fine del 2025, le parti sociali sono riuscite ad accordarsi su un nuovo contratto di validità nazionale, non da ultimo grazie alla pressione costante esercitata dalla base. Il CNM disciplina le condizioni di lavoro sostanziali dell’edilizia principale in Svizzera. Dato che il contratto scadeva a fine 2025, era necessario negoziarne uno nuovo. Le trattative sono iniziate presto, ma fin dall’inizio si sono rivelate difficili. Le richieste delle due parti erano troppo distanti tra loro.

Condizioni iniziali difficili

«Le proposte che la Società svizzera degli impresari-costruttori ci ha sottoposto come base negoziale erano decisamente ardite», ricorda Guido Schluep, co-responsabile del ramo professionale Edilizia presso Syna. Fra le altre cose, c’era l’intenzione di rendere il sabato un normale giorno lavorativo e di eliminare la relativa indennità. Inoltre gli impresari-costruttori chiedevano riduzioni salariali fino al 25 per cento, ad esempio per gli apprendisti neodiplomati e una pianificazione più flessibile degli impieghi. Per le imprese avrebbe significato più margine di manovra, mentre per gli edili avrebbe comportato orari di lavoro ancora più imprevedibili. «Considerata la carenza di personale qualificato nel settore, per noi era del tutto incomprensibile», afferma Guido Schluep. Secondo alcuni studi, una persona qualificata su due abbandona prematuramente la professione: in queste circostanze, ridurre i salari sarebbe fatale.

Le richieste dei lavoratori andavano chiaramente nella direzione opposta. A fare da base è stata un’ampia indagine condotta tra gli edili. «I riscontri erano chiari: il tempo di viaggio non retribuito di 30 minuti al giorno andava assolutamente eliminato», riassume Michele Aversa, anch’egli co-responsabile Syna del ramo Edilizia. Gli intervistati chiedevano anche orari di lavoro più compatibili con la famiglia e piani di lavoro affidabili, anziché maggiore flessibilità a scapito del personale.

Rischio di vuoto contrattuale

Alla luce delle profonde divergenze, per molto tempo si è temuto un fallimento delle trattative. Un eventuale vuoto contrattuale avrebbe fatto decadere disposizioni di protezione fondamentali. «Ciò avrebbe peggiorato nettamente le condizioni di lavoro degli edili», spiega Michele Aversa. Ma sarebbe stato un problema anche per le imprese: il CNM, dichiarato di obbligatorietà generale, garantisce sicurezza nella pianificazione e parità di condizioni. Tutte le imprese edili, anche quelle straniere, devono attenersi alle stesse regole. Ciò tutela dal dumping non solo i dipendenti, ma anche le imprese serie. La svolta nei negoziati è infine giunta il 12 dicembre 2025 con la sottoscrizione del nuovo contratto.

Le novità del contratto nazionale mantello

Il miglioramento più significativo riguarda il tempo di viaggio. Finora, 30 minuti al giorno non erano retribuiti; ora la quota non retribuita è di 20 minuti, 10 per raggiungere il cantiere e 10 per il viaggio di ritorno. Ogni minuto oltre questo limite è conteggiato come tempo di lavoro. Inoltre, tutti gli edili ottengono un’indennità di cantiere, che verrà aumentata gradualmente e dal 2028 sarà di 9 franchi al giorno. L’indennità concorre a rimunerare parte del tempo di viaggio residuo; lavorare gratuitamente per raggiungere il cantiere non sarà più la regola.

Un’altra novità è la compensazione automatica del rincaro: se il costo della vita aumenta, anche i salari aumentano di conseguenza. Questo meccanismo protegge da un calo dei salari reali e sta acquisendo sempre più importanza anche in altri contratti collettivi di lavoro. Altrettanto importante è ciò che è stato possibile evitare: il sabato rimane un giorno lavorativo soggetto a indennizzo e si è evitato un ulteriore aumento della flessibilità dell’orario di lavoro a scapito dei dipendenti. Anche la protezione dal licenziamento per gli edili in là con gli anni, malati o infortunati rimane invariata. Il nuovo CNM contiene inoltre diversi altri miglioramenti. Ad esempio, in caso di decesso di un familiare, come un nonno, vengono ora concessi tre giorni liberi. «Molti lavoratori hanno familiari all’estero», spiega Michele Aversa. «Tali disposizioni rendono più facile affrontare situazioni difficili dal punto di vista umano».

Sei anni di sicurezza grazie alle proteste

Di particolare importanza è anche la durata del nuovo contratto, che è di sei anni, dando stabilità a un settore sottoposto a notevoli sollecitazioni. «Abbiamo ottenuto questi risultati soprattutto grazie alla forte pressione della piazza», evidenzia Guido Schluep. «A un certo punto abbiamo temuto il vuoto contrattuale. È quindi tanto più gratificante poter contare su regole chiare per i prossimi sei anni». Il nuovo CNM è la dimostrazione che quando gli edili uniscono le forze e fanno sentire la loro voce, anche le posizioni più rigide possono cambiare. Un passo importante verso un’edilizia equa, attrattiva e sostenibile.

 
Corriere dell’italianità


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