Torno in Italia, che fine fanno i miei contributi svizzeri?

Il nostro esperto risponde a un quesito che ci è spesso posto da giovani italiani che per alcuni anni svolgono un periodo contrattuale lavorativo in Svizzera.

Di Salvatore Buttitta Patronato Acli Basilea e Lucerna 29 gennaio 2026

 

Sempre più giovani italiani lavorano in Svizzera per qualche anno e poi scelgono di rientrare in Italia o di trasferirsi in un altro Paese. Una delle domande che come Patronato Acli ci viene posta sempre più spesso è questa: i contributi che ho versato in Svizzera, che fine fanno? Li perdo? La risposta è chiara: no, non li perdi. Ma è fondamentale conoscere bene il funzionamento del sistema previdenziale fra Paesi, per evitare equivoci e false aspettative.

La convenzione tra Italia e Svizzera e la cosiddetta «totalizzazione internazionale»

La Svizzera applica gli accordi dell’Unione europea in materia di sicurezza sociale che consentono la cosiddetta «totalizzazione internazionale» dei periodi assicurativi - tra tutti i Paesi dell’Ue e quelli associati, come la Svizzera. Attenzione però: totalizzazione non significa trasferimento. In concreto, i contributi versati in Svizzera restano in Svizzera e i contributi versati in Italia restano in Italia. Non vengono spostati, non vengono sommati materialmente e non confluiscono in un unico «conto pensionistico».

La totalizzazione è un meccanismo giuridico, non finanziario. Serve a «mettere in relazione», in senso figurativo e giuridico, i periodi di lavoro svolti nei due Paesi per verificare se, complessivamente, il lavoratore ha maturato il diritto alla pensione.

Facciamo un esempio: se una persona ha lavorato alcuni anni in Svizzera e alcuni anni in Italia, ciascuno Stato terrà conto anche dei periodi svolti nell’altro Paese per stabilire se il diritto alla pensione esiste. Una volta riconosciuto il diritto, ogni Stato pagherà la propria quota, calcolata esclusivamente sui contributi effettivamente versati nel proprio sistema. Questo significa che al momento del pensionamento il lavoratore riceverà due pensioni distinte:

• una dall’AVS per i contributi versati in Svizzera;

• una dall’Inps per i contributi versati in Italia.

Grazie alla convenzione internazionale, nessun anno di lavoro va perso, ma allo stesso tempo nessun contributo viene spostato o «fuso» tra i due Paesi.

Il primo pilastro e i contributi AVS

I contributi versati all’AVS, la pensione di base svizzera, restano validi anche se torni in Italia. Al raggiungimento dell’età pensionabile riceverai una rendita direttamente dalla Svizzera, anche se residente in Italia. Questa rendita è tassata in Italia con un’aliquota agevolata del 5%, già trattenuta dalla banca italiana che gestisce il pagamento.

Il secondo pilastro: previdenza professionale

Qui la situazione è più articolata. La parte obbligatoria del secondo pilastro non può essere incassata al rientro: viene depositata su un conto di libero passaggio in Svizzera e rimane lì fino alla pensione. La parte sovraobbligatoria, invece, può essere richiesta al momento del trasferimento definitivo (nel nostro esempio in Italia) seguendo una procedura precisa e con una tassazione coordinata tra Svizzera e Italia.

Le domande vanno effettuate dal Paese di residenza e devono essere inviate all’Inps. Gli uffici del Patronato Acli in Italia, perfettamente al corrente delle procedure, si coordinano con le nostre sedi in Svizzera per l’espletamento di questo tipo di pratiche.

Il terzo pilastro: previdenza privata facoltativa

Se hai un terzo pilastro di tipo 3a, cosiddetto «vincolato», una forma di previdenza privata facoltativa che integra il sistema pensionistico dei due pilastri, puoi riscattarlo al momento del rientro - verifica dapprima i termini del contratto - presentando la documentazione di partenza definitiva. L’importo sarà soggetto a un’imposta in Svizzera, e andrà dichiarato in Italia, spesso beneficiando di una tassazione più vantaggiosa grazie agli accordi fra i due Paesi.

Tornare in Italia non significa dunque cancellare il proprio percorso contributivo ma è consigliato gestire con consapevolezza questo passaggio. Informarsi per tempo, conservare la dovuta documentazione e chiedere supporto qualificato, come quello che offre il Patronato Acli, può fare la differenza. Il lavoro con regolare contratto, ovunque sia (stato) svolto, è sempre riconosciuto dal punto di vista previdenziale.

 
Corriere dell’italianità


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