A Siracusa, la Villa Mater Dei offre una mano tesa a famiglie di immigrati

Grazie all’8xmille, un antico monastero carmelitano è stato trasformato nel 2017 in un centro di accoglienza straordinaria per famiglie provenienti da Africa e Asia.

Di Conferenza episcopale italiana 22 agosto 2026

 

Immersa in un contesto paesaggistico di grande valore, sulle alture di Belvedere a Siracusa, Villa Mater Dei è un centro di accoglienza straordinaria, gestito dalla Fondazione Sant’Angela Merici, che offre una mano tesa a famiglie di immigrati. Nata come monastero delle Carmelitane Scalze e successivamente trasformata in casa per ferie, oggi non si limita a fornire un riparo, ma offre un percorso di integrazione sociale e di autonomia personale. La struttura è stata aperta nel 2017, su iniziativa dell’arcivescovo Salvatore Pappalardo che accolse la richiesta dell’allora Prefetto di Siracusa affidando alla Fondazione Sant’Angela Merici, ente ecclesiastico senza scopo di lucro, l’avvio di un nuovo servizio di accoglienza per le persone più fragili del territorio.

La Casa, simbolo tangibile di solidarietà e inclusione, accoglie 64 ospiti provenienti principalmente da Paesi africani. «Di questi, 22 sono bambini di età compresa tra i 3 mesi e i 16 anni. Questa per noi – spiega don Alfio Li Noce, presidente della Fondazione Sant’Angela Merici – è la scommessa maggiore, il nostro impegno prioritario perché li accompagniamo a una fase di crescita, scolarizzazione, inserimento attivo e creativo nel contesto sociale. La Casa è uno spazio pieno di vita e, quindi, di speranza grazie anche al supporto delle realtà operanti nel quartiere e degli abitanti».

Non solo luogo di accoglienza, ma anche spazio di incontro e di dialogo interculturale. Questa la finalità di Villa Mater Dei, fortemente voluta dall’Arcidiocesi di Siracusa, che può contare sulla sinergia con la prefettura, l’ufficio immigrazione della Questura e la collaborazione con l’ASP 8 di Siracusa, che ha realizzato al suo interno un ambulatorio medico che vede la presenza di un medico di medicina generale, un pediatra e un dermatologo.

«Qui ogni persona accolta – prosegue don Li Noce – trova non solo un tetto e un pasto caldo, ma anche un sostegno concreto per ricostruire la propria vita grazie a percorsi formativi e a un accompagnamento psicologico, legale e sanitario. È un segno concreto dell’agire ecclesiale, per il quale siamo riconoscenti anche alla collaborazione e al sostegno dell’8xmille alla Chiesa cattolica italiana, una firma che fa davvero la differenza».

Con questo prezioso contributo, Villa Mater Dei può continuare a qualificare la propria offerta di ospitalità e a valorizzare gli spazi a disposizione della diocesi e del territorio, contribuendo a costruire reti di prossimità e percorsi di crescita umana e cristiana. Il centro si conferma così come un presidio stabile di accoglienza, di missione e di integrazione, in cui la firma dei contribuenti si traduce in servizi, cura delle persone e promozione del bene comune.

La Casa conta su un team di 20 operatori coadiuvati da 8 ragazzi del servizio civile universale, gruppi di volontari che si alternano, ai quali si aggiunge il prezioso supporto delle suore scalabriniane, dei fratelli maristi, dell’Unitalsi, dell’Avuls, dei Lions, del Rotary, della Caritas e dei gruppi Scout. La struttura offre un accompagnamento nel cammino di inserimento e integrazione grazie anche alla presenza di diversi operatori dedicati, tra cui un educatore professionale, due mediatori culturali, due operatori sociali e un operatore di orientamento legale.

«Dietro l’accoglienza a Villa Mater Dei, risplendono i valori più profondi del Vangelo incarnati in gesti di amore e solidarietà. Questo luogo - aggiunge don Li Noce - è molto più di un rifugio temporaneo: è una casa che abbraccia con calore, dove ogni ospite accolto è riconosciuto come portatore di una dignità inviolabile». All’interno della struttura gli ospiti sono accompagnati con progetti personalizzati che coniugano dimensione sanitaria, educativa e sociale nel pieno rispetto delle diverse culture, etnie e fedi professate.

Particolare attenzione viene riservata alla crescita dell’autonomia personale: i beneficiari collaborano attivamente e responsabilmente alle esigenze del centro e sono sensibili alla realtà che li circonda, dove non mancano di offrire il proprio supporto, la propria collaborazione sempre con disponibilità e desiderio di crescere, di apprendere e di potersi integrare.

«La permanenza nel Centro – conclude il presidente - mantiene un carattere necessariamente temporaneo. L’obiettivo del progetto è offrire non soltanto assistenza, ma veri e propri percorsi di inclusione sociale responsabilizzando i beneficiari, accompagnandoli nella ricerca di un’abitazione, di un’opportunità lavorativa e creando una rete sociale significativa».

In nove anni di attività, sono state accolte e registrate 1.186 presenze, di cui 900 provenienti da primo sbarco e 286 da successivi trasferimenti. Dei migranti accolti, 844 hanno abbandonato volontariamente il centro, rinunciando alle misure di accoglienza, mentre i rimanenti 342 sono stati inseriti nei progetti di seconda accoglienza, ossia i Siproimi/Sai.

Gli ospiti provengono principalmente dai continenti Africa e Asia e sono di 26 diverse nazionalità: Afghanistan, Algeria, Bangladesh, Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Egitto, Eritrea, Etiopia, Francia, Ghana, Guinea, Iraq, Iran, Libano, Libia, Mali, Marocco, Nepal, Nigeria, Pakistan, Sierra Leone, Siria, Somalia, Sudan, Tunisia.

La tua firma non costa nulla: www.8xmille.it/come-firmare/

 
Corriere dell’italianità


Dal 1962 la voce della comunità italiana in Svizzera

https://corriereitalianita.ch
Avanti
Avanti

«Tutte le donne in menopausa dovrebbero sottoporsi allo screening dell’osteoporosi»