L’assedio ventennale al servizio pubblico audiovisivo svizzero
Puntando a quasi dimezzare il canone, l’iniziativa «200 franchi bastano!», alle urne l’8 marzo, è il secondo attacco frontale alla SRG SSR in un clima di assedio iniziato nei primi anni duemila e culminato nel 2018 nella sconfitta di No Billag. Alla vigilia di un nuovo scontro, l’audiovisivo elvetico sembra raggiunto dall’ombra che nei Paesi europei si allunga contro il servizio pubblico.
Di Loredana Traina 30 gennaio 2026
La pesante disfatta dell’iniziativa No Billag, con il 71,6% di «no» nel 2018, non è bastata a dare una svolta alla relazione fra il gruppo pubblico audiovisivo e la destra radicale. Il testo, deposto nel dicembre 2015, sedimentava un decennio di avversione alla SRG SSR, le cui prime avvisaglie scaturiscono agli inizi degli anni duemila. Ma la batosta nelle urne ha riaperto, invece di chiuderlo, un ciclo di animosità. Al protagonismo della destra radicale si sono ora aggiunti pezzi della destra liberale e una buona fetta del mondo economico, allergico al canone radio-tv che pesa sulle aziende.
È dunque una tensione ventennale che l’8 marzo si scarica nei locali di voto con una seconda iniziativa dal titolo schietto «200 franchi bastano!» L’obiettivo è il quasi dimezzamento del canone di 335 franchi, con due applicazioni: i 200 franchi saranno riscossi solo dalle famiglie e le aziende saranno esentate. Tutte. Da notare che No Billag voleva abolire la tassa, cioè azzerarla del tutto, con conseguenze incalcolabili per l’audiovisivo pubblico.
La radicalità della proposta è nel 2018 stata fatale ai gruppi referendari, tornati alla carica con una riforma «sotto le mentite spoglie della moderazione ma con un prezzo nascosto elevatissimo», avverte l’avvocato ticinese Giovanna Masoni Brenni, vicepresidente del consiglio di amministrazione della SRG SSR (leggi l’intervista qui). L’iniziativa è sostenuta dall’Udc assieme all’Usam, associazione mantello dell’economia svizzera, ed anche da esponenti del Plr (malgrado l’opposizione del partito), con in prima linea i giovani della formazione conservatrice.
Se nel 2018 si voleva affondare la SRG SSR, quali sono i motivi che spingono ora al quasi dimezzamento del canone? Il comitato promotore si preoccupa dell’aumento del costo della vita, e si dice certo che «sempre meno persone guardano o ascoltano i contenuti del polo pubblico audiovisivo», le giovani generazioni preferiscono Netflix o YouTube. Una riduzione della tassa è, stando ai promotori, una conseguenza logica nell’evoluzione della società, anche in chiave di un sollievo economico rispetto al carovita. C’è infine il tema della «doppia imposizione ingiusta», cioè le aziende sono tenute sì a pagare il canone, ed è pure salato per alcune di esse, ma non approfittano del servizio radiotelevisivo.
Per gli oppositori, la nuova mossa della destra politica ed economica raggiunge la spinta reazionaria che incide nei Paesi europei in cui i poli pubblici radiotelevisivi subiscono forti pressioni politiche e economiche. Secondo il campo del «no», in realtà le argomentazioni dei promotori «mascherano un pregiudizio» nei confronti di un «orientamento» a favore delle posizioni della sinistra. E un’insofferenza al ruolo centrale, monolitico, della SRG SSR nel mercato audiotelevisivo che i gruppi privati puntano a scalfire.
Come viene finanziata attualmente la SRG SSR? Al canone radiotelevisivo, di poco inferiore a 1,3 miliardi (83% del budget), si sommano gli introiti pubblicitari e commerciali, che rappresentano il 13%. La quota restante del 4%, rappresentata dai fondi della Confederazione, è spesa per il «mandato estero». La testata Swissinfo, la piccola entità del gruppo rivolta agli svizzeri nel mondo, è ad esempio per metà finanziata tramite l’apporto federale. Tutto sommato, si raggiunge così un totale di 1,56 miliardi di franchi.
Con questa dotazione, la SRG SSR produce 17 programmi radiofonici e 7 televisivi nelle quattro regioni linguistiche, oltre alle offerte online come Swissinfo e tvsvizzera.it. «Il nostro multilinguismo rappresenta circa il 40% dei nostri costi», sottolinea il gruppo che ha visto negli ultimi anni il canone ridursi sotto i colpi del Consiglio federale. Da 451 franchi per le economie domestiche a 365 franchi nel 2019; due anni dopo è stato di nuovo diminuito fino agli attuali 335 franchi, seguiti dall’esenzione parziale delle aziende più piccole.
Non è finita. Il governo si è lanciato in un nuovo giro di vite. Dal 2027 riparte un tour di riduzione a tappe, la tariffa sarà progressivamente ridotta a 300 franchi entro il 2029, con le aziende piccole e medie praticamente esentate. È la risposta federale all’iniziativa «200 franchi bastano!». Mentre è già in atto un piano di risparmi «per prepararsi alle sfide future», con il taglio di 270 milioni e 900 posti di lavoro a tempo pieno sui circa seimila impieghi attuali. Un obiettivo anch’esso da realizzare entro il 2029, la frontiera temporale di una SRG SSR snellita. E in forma?