Come coltivare la fiducia al lavoro
Una giornata sul territorio dove l’attività sindacale significa, prima di ogni altra cosa, relazioni umane. In un asettico locale pausa i problemi vengono al pettine.
Di Michael Steinke ufficio comunicazione Syna
Ci siamo dati appuntamento alle sette del mattino. Mario Buser, segretario regionale del sindacato Syna per la Svizzera centrale, attende in auto. Nel cielo il sole brilla e lui forse anche di più. A vederlo non si direbbe che a inizio settimana era ancora a letto con l’influenza. In programma abbiamo la visita a tre filiali del gigante del commercio al dettaglio Lidl: «Ci rechiamo in ogni filiale della regione ogni sei mesi circa. Questi contatti, e soprattutto la loro regolarità, sono fondamentali». È importante restare visibili sempre, non solo quando ci sono problemi da risolvere.
Il sindacato Syna è partner sociale di Lidl nell’ambito di un contratto collettivo di lavoro per il personale di vendita senza funzioni quadro. Nel commercio al dettaglio non è affatto scontato, visto che il settore non ha un Contratto collettivo di lavoro (CCL) di validità nazionale. Le condizioni di questo contratto si distinguono in modo particolare, soprattutto per il livello piuttosto buono dei salari. Quest’anno è entrato in vigore un aumento di 50 franchi al mese – non è tantissimo, ma abbastanza per fare la differenza nella vita di tutti i giorni.
Lungo il tragitto verso la prima filiale passiamo a prendere Kevin Caldas, segretario regionale di Syna a Svitto. Il saluto è informale, una battuta veloce e si riparte. «Muoversi in due sul territorio è più facile e anche più piacevole», dice Caldas. Tanto più che l’affabilità delle lavoratrici e dei lavoratori varia da settore a settore e da azienda ad azienda. Per la giornata di oggi, però, non si prospettano difficoltà: il partenariato sociale con Lidl funziona bene.
Conversazioni e segnalazioni
Nelle filiali la procedura è collaudata: un breve saluto alla direzione, presenza visibile e poi via, nel «locale pausa». Questo luogo piuttosto anonimo oggi sarà al centro della nostra attività. Un avviso in bacheca annuncia la visita: il personale può passare durante l’orario di lavoro. Mario Buser e Kevin Caldas presentano un breve questionario e offrono alcune penne. Poi inizia l’attesa. Le collaboratrici e i collaboratori iniziano a varcare la soglia del locale – vecchie conoscenze e anche qualche volto nuovo. «Non tutti passano di qui o hanno voglia di conversare; è normale», spiega Buser. «L’importante è esserci. Magari parleranno con noi la prossima volta, quando si renderanno conto che per loro ci siamo veramente».
Dalle conversazioni di oggi si capisce che il salario non è l’elemento che più impensierisce; nel settore è comparativamente buono, e il recente aumento è stato apprezzato. A preoccupare maggiormente è la «quotidianità professionale». Una collaboratrice impiegata a tempo parziale racconta che talvolta viene rimandata a casa anche se non ha ancora svolto tutte le ore stabilite, sta quindi accumulando ore in difetto e con esse l’ansia di doverle poi recuperare. «Se una settimana devo lavorare di più, diventa difficile organizzarsi con la famiglia», dice. Mario Buser le ricorda un presupposto fondamentale: il fatto che il datore di lavoro non pianifichi integralmente le ore di lavoro concordate non può costituire uno svantaggio per il dipendente. È responsabilità dell’azienda impiegare il personale come convenuto. Ma molte persone hanno difficoltà a far valere i propri diritti in situazioni del genere, soprattutto se dipendono da quel reddito, evidenzia Kevin Caldas.
La collaboratrice spera che la situazione migliori con la nuova direzione. In un’altra filiale di Lidl si parla invece delle casse automatiche. Devono essere sorvegliate mentre si lavora già alla cassa servita, assumendo spesso una posizione scomoda. Occorre continuamente girarsi e guardare oltre le spalle. Sono piccole sollecitazioni che però, sommate, hanno il loro peso. Buser ascolta, pone domande, mantiene la calma. «La mia esperienza personale di apprendista del commercio al dettaglio mi è di grande aiuto. Le conversazioni sono dirette, avvengono tra pari».
Emergono anche altre segnalazioni: pile di pallet eccessivamente alte, merci pesanti, procedure poco pratiche. Però, si constata anche che qualcosa si sta muovendo: sono già state introdotte nuove calzature da lavoro e cuffie auricolari migliori, risultato proprio di segnalazioni di questo tipo e delle trattative di Syna con Lidl. «Raccogliamo tutte queste informazioni, le analizziamo ed esprimiamo richieste nelle opportune sedi», spiega Buser.
Importanti benefit – spesso poco noti
Un’altra cosa che salta all’occhio è che non tutti conoscono Syna. Per molti il sindacato resta un’entità astratta, almeno finché sul lavoro tutto fila liscio. La presenza sul territorio è quindi tanto più importante. Mario Buser e Kevin Caldas illustrano il contratto collettivo di lavoro, rispondono alle domande, fanno conoscere le offerte disponibili: protezione giuridica, formazione continua o programmi di scambio per chi ha terminato l’apprendistato.
Oggi due persone decidono di aderire al sindacato. «I nuovi soci sono importanti», commenta Caldas, «poiché più collaboratori sono organizzati, più forte è la loro voce». Ma per i segretari regionali non contano solo i nuovi soci; gli scambi interpersonali sono altrettanto importanti: mostrano dove il quotidiano funziona e dove non funziona. Queste segnalazioni orientano le attività successive e producono effetti che vanno oltre la singola filiale.
Un lavoro sottovoce, ma di impatto
L’impressione finale non è clamorosa: nessun conflitto maggiore, nessun tono sopra le righe. Molti affermano di conoscere il ruolo dei sindacati soprattutto per via delle manifestazioni chiassose e appariscenti nelle strade. Ma gran parte del lavoro si svolge attraverso il contatto diretto, le conversazioni e gli incontri ricorrenti in un luogo sobrio, ma fecondo come un anonimo locale di pausa.