«Guarda che non decidere non ti rende libero»
Dopo Soletta, il film Becaària, del regista Erik Bernasconi, conquista Losanna attraverso l’esperienza di crescita e i rapporti conflittuali del protagonista, un ragazzo sedicenne di nome Mario; una storia che parla ai giovani di oggi.
Di Chiara Pirrello & Francesca Suppa 9 settembre 2026
Un pubblico caloroso ed entusiasta, con una notevole presenza giovanile, ha accolto l’anteprima di Becaària, il terzo lungometraggio narrativo di Erik Bernasconi, lo scorso 2 settembre, alle Galeries Pathé di Losanna. Dopo la prima mondiale alle Giornate cinematografiche di Soletta, dove il film ha conquistato il Prix du Public, il viaggio di Mario è arrivato anche nella Svizzera francese. A Losanna, la serata è stata introdotta da Toni Cetta, presidente della nuova associazione culturale Cinema e Parole, che ha poi animato il confronto con il regista ticinese.
Al centro del film troviamo il sedicenne Mario, nel lontano Ticino del 1977, mandato dal padre in un paesino di montagna a lavorare come contadino, dopo essere stato bocciato a scuola. Quella che doveva essere una punizione si trasformerà progressivamente in un’esperienza di crescita.
Dal romanzo al film
Dalla pubblicazione del romanzo omonimo di Giorgio Genetelli alla realizzazione del film tratto dalla storia trascorrono quindici anni: un arco di tempo lungo durante il quale il progetto è rimasto vivo attraverso diverse fasi di scrittura e la ricerca dei mezzi necessari per portarlo sullo schermo.
La trasposizione cinematografica ha richiesto inevitabilmente delle scelte. I cambiamenti rispetto al romanzo sono quindi numerosi, ma il personaggio di Mario rimane molto vicino a quello delineato da Genetelli. Lo scrittore ha seguito il lavoro leggendo alcune versioni della sceneggiatura e condividendo le proprie osservazioni, lasciando tuttavia al regista la libertà creativa necessaria per realizzare un’opera autonoma. L’unica sua richiesta era semplice e, al tempo stesso, sottile: non tradire lo spirito del romanzo!
L’adattamento si colloca perciò in un delicato equilibrio tra fedeltà e rielaborazione. Come ha spiegato il regista, il cinema non può restituire il flusso interiore di un personaggio attraverso gli stessi strumenti della letteratura. Nel romanzo, infatti, una parte importante del racconto passa attraverso i pensieri di Mario e attraverso quella voce interiore che accompagna la sua crescita. Portare tutto questo sullo schermo avrebbe richiesto soluzioni diverse: dialoghi, volti, gesti, spazi e silenzi. Bernasconi ha scelto così di lasciare che fossero soprattutto le relazioni a raccontare ciò che accade dentro il protagonista.
L’introduzione di Prisca, la figlia della famiglia a cui il protagonista è affidato, nasce anche da questa esigenza: il personaggio non compare nel romanzo, ma nella sceneggiatura diventa una figura importante per dare maggiore spessore alla dimensione affettiva e alle prime esperienze sentimentali del protagonista Mario.
I giovani e il lavoro sul cast
Tra le numerose domande del pubblico, una ha riguardato la scelta degli attori e delle attrici, una parte significativa del lavoro, come ha confermato lo stesso Bernasconi. Per individuare i giovani protagonisti sono stati coinvolti circa 150 ragazzi, tra il Ticino e l’Italia: un’ampia selezione, orientata non tanto verso competenze attoriali già consolidate, quanto alla ricerca di volti, temperamenti e personalità.
Una volta composto il cast, il regista ha dedicato molto tempo al lavoro con gli interpreti. La costruzione dei personaggi è passata attraverso un percorso condiviso, nel quale le attrici e gli attori hanno avuto modo di conoscersi, di comprendere i rispettivi ruoli e di costruire progressivamente le relazioni che sostengono la storia. La naturalezza dell’interpretazione non nasce quindi dall’improvvisazione: è il risultato di un lavoro paziente, svolto prima e durante le riprese, al fine di conferire ai personaggi una propria consistenza e di rendere autentiche le loro relazioni.
Il set e l'imprevisto
Becaària è stato girato in Vallemaggia. Il set acquista nel film una presenza che va oltre la semplice funzione paesaggistica. È il luogo nel quale Mario viene catapultato contro la propria volontà, ma anche lo spazio in cui può confrontarsi con un modo di vivere distante da quello a cui è abituato; una condizione importante per la sua evoluzione nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
Il rapporto con questo territorio ha poi assunto un significato ancora più concreto nel corso della realizzazione. Alla fine di giugno 2024, infatti, la Vallemaggia è stata colpita da una grave alluvione, proprio mentre la troupe si preparava alle riprese estive. Quando il lavoro ha potuto riprendere, la valle non rappresentava più soltanto il luogo nel quale ambientare la vicenda di Mario, ma un territorio con cui la troupe aveva ormai instaurato un legame diretto, maturato attraverso l’esperienza condivisa di quei giorni.
In Becaària il percorso di Mario si sviluppa anche attraverso le relazioni che instaura con gli altri. Famiglie, coppie e figure adulte contribuiscono infatti a delineare diversi modi di vivere l’autorità, l’affetto e la responsabilità. Il rapporto conflittuale con il padre esprime una concezione della famiglia legata a un modello educativo rigido, fondato sull’autorità e sulle aspettative genitoriali. Il confronto con le persone incontrate in montagna introduce invece Mario a relazioni basate sulla fiducia, sul dialogo e sull’aiuto reciproco. È anche attraverso queste esperienze che il protagonista modifica progressivamente il proprio modo di rapportarsi agli altri.
Crescere significa scegliere
Alla fine, il film porta questa crescita verso una domanda fondamentale: che cosa significa essere liberi? Il dottore del paese, interpretato da Alessio Boni, invita il protagonista a rifletterci: «Guarda che non decidere non ti rende libero». Mario deve infatti imparare a compiere le proprie scelte, senza limitarsi a seguire ciò che gli altri tendono a stabilire per lui. Lo stesso concetto ritorna nella lettera che il medico gli lascia: «Non dimenticarti che il vento da seguire è quello che soffi tu».
Prendere la propria strada non equivale necessariamente ad allontanarsi dagli altri. Al contrario, il film suggerisce che diventare liberi significhi anche imparare a riconoscere il valore dei legami. È proprio questo ad ampliare la portata del film. La storia di Mario parla certamente ai giovani di oggi, che potranno riconoscersi, almeno in parte, nelle inquietudini e negli atteggiamenti degli adolescenti degli anni Settanta. Ma parla anche a chiunque si trovi, in un momento della propria vita, davanti alla necessità di scegliere quale strada seguire.