«Resto qui», quando la letteratura diventa esperienza viva

Dal romanzo di Marco Balzano Resto qui è nata a Losanna l’idea di un progetto interdisciplinare fra lingua italiana, letteratura contemporanea, storia e memoria collettiva.

di Toni Cetta Gymnase de la Cité Chiara Pirrello Gymnase de Beaulieu e Francesca Suppa Gymnase de la Cité

 

Ci sono libri che si leggono e libri che restano dentro. Resto qui di Marco Balzano appartiene senza dubbio alla seconda categoria. È proprio da un’emozione nata durante la lettura di questo romanzo che ha preso forma un progetto culturale e didattico che, nel corso dell’anno scolastico 2025-2026, ha coinvolto centinaia di studentesse e studenti dei licei del Canton Vaud, trasformando lo studio dell’italiano in un’esperienza autentica di incontro, memoria e riflessione.

Il romanzo di Balzano racconta la storia di Curon Venosta, il paese altoatesino sommerso dall’acqua dopo la costruzione di una diga nel secondo dopoguerra. Una vicenda che intreccia temi storici, identitari e linguistici, lasciando emergere le ferite del fascismo, del conflitto e delle trasformazioni sociali che hanno segnato il Sudtirolo nel Novecento. La forza narrativa del libro ha spinto una delle responsabili del progetto a recarsi personalmente a Curon. Quel viaggio, nato quasi come un pellegrinaggio letterario, si è trasformato in qualcosa di ancora più significativo grazie a un incontro inatteso: quello con Ludwig Schöpf, scrittore, insegnante e storico, profondo conoscitore della regione e testimone diretto delle trasformazioni socio-culturali della Val Venosta.

Da quell’incontro è nata l’idea di creare un progetto interdisciplinare capace di collegare lingua italiana, letteratura contemporanea, storia e memoria collettiva. L’obiettivo era chiaro: offrire alle studentesse e agli studenti un’esperienza concreta e coinvolgente, lontana da un apprendimento puramente scolastico, mettendoli in contatto diretto sia con uno scrittore contemporaneo sia con un testimone della storia raccontata nel romanzo.

Fin dall’inizio è apparso evidente che il progetto dovesse avere una dimensione collettiva. È stato quindi avviato un lavoro di rete tra docenti di italiano delle scuole secondarie di II grado del Canton Vaud. La risposta è stata estremamente positiva: otto licei hanno aderito all’iniziativa, con una preiscrizione di circa 350-400 studentesse e studenti. Il progetto ha così assunto una dimensione cantonale, favorendo anche la collaborazione tra insegnanti e la condivisione di pratiche pedagogiche comuni.

Parallelamente, sono stati presi contatti con Marco Balzano e Ludwig Schöpf per definire modalità e contenuti degli incontri. Accanto all’organizzazione pratica e amministrativa — tra ricerca di fondi, stesura del dossier per l’Ufficio federale della cultura e coordinamento tra le istituzioni coinvolte — è stato sviluppato un importante lavoro didattico. Le insegnanti e gli insegnanti hanno creato materiali pedagogici interdisciplinari in lingua italiana: percorsi di lettura, attività storiche e geografiche, dibattiti, giochi di ruolo, produzioni scritte e orali. Tutto è stato pensato per preparare le studentesse e gli studenti all’incontro con gli ospiti e permettere loro di affrontare il romanzo non solo come opera letteraria, ma anche come testimonianza storica e umana.

Il momento culminante del progetto è stato l’incontro-conferenza dello scorso 28 aprile (foto), che ha riunito studentesse, studenti, insegnanti e docenti provenienti da diversi licei vodesi. L’evento si è svolto in un clima di grande partecipazione e curiosità. Marco Balzano ha raccontato la genesi del romanzo, il lavoro di ricerca storica e il ruolo della letteratura nella costruzione della memoria. Lo scrittore Ludwig Schöpf, dal canto suo, ha condiviso la propria esperienza personale e il suo sguardo sulle trasformazioni linguistiche e culturali della regione altoatesina.

Particolarmente significativo è stato il coinvolgimento delle studentesse e degli studenti. Le loro domande hanno dimostrato una riflessione profonda sui temi affrontati: identità, plurilinguismo, appartenenza, memoria storica, minoranze linguistiche. Molte ragazze e molti ragazzi hanno saputo collegare la vicenda di Curon a problematiche estremamente attuali, mostrando come la letteratura possa ancora oggi diventare uno strumento privilegiato per comprendere il presente.

Il successo del progetto non si misura soltanto nei numeri o nella qualità degli interventi, ma soprattutto nell’impatto umano e culturale che ha avuto sulle partecipanti e sui partecipanti. Per le studentesse e gli studenti, l’italiano è uscito dall’aula scolastica per diventare lingua viva di confronto, dialogo e scoperta. Per le insegnanti e gli insegnanti, il progetto ha rappresentato un’importante occasione di collaborazione e di costruzione di una rete pedagogica attiva sul territorio.

Inoltre, l’esperienza ha dimostrato quanto sia importante proporre alle studentesse e agli studenti attività che mettano in relazione discipline diverse e che permettano di sviluppare non solo competenze linguistiche, ma anche sensibilità storica e consapevolezza culturale. La possibilità di ascoltare direttamente le parole di uno scrittore e di un testimone ha reso il progetto ancora più concreto e memorabile.

In un momento storico in cui l’insegnamento delle lingue rischia talvolta di perdere il contatto con la realtà concreta delle studentesse e degli studenti, iniziative come questa dimostrano invece quanto sia fondamentale proporre percorsi autentici, capaci di unire emozione, cultura e riflessione critica. Perché, come ha insegnato Resto qui, la memoria non appartiene soltanto al passato: continua a parlarci nel presente.

 
Corriere dell’italianità


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