Un viaggio nella storia del Chianti

Un territorio iconico: dalle origini etrusche al vitigno Sangiovese, riscoprendo leggende medievali di galli bianchi e neri, simboli della disputa che consegnò il territorio del Chianti Classico al dominio di Firenze.

Di Antonella Montesi 24 settembre 2026

 

Un vitigno che viene da lontano. La coltivazione della vite in Toscana risale agli Etruschi, raffinata civiltà che già nel VI secolo a.C. coltivava la vite maritandola ad alberi. Ma il Sangiovese, il vitigno alla base del Chianti, ci riserva delle sorprese. La sua origine ci porta in Calabria, infatti, originariamente, non è un vitigno autoctono toscano. Lo troviamo come Ciliegiolo in combinazione con altri vitigni nelle varie regioni, lo possiamo definire un vitigno itinerante: Calabria, Sicilia; qui, in Sicilia, assemblato ad altri vitigni, lo troviamo come Nerello mascalese.

Per ripercorrerne un po’ la storia, dopo la coltivazione etrusca, l’abbandono da parte dei Romani e dopo le devastazioni barbariche, il lavoro di viticultura viene ripreso e portato avanti dai monaci benedettini e vallombrosani. Dal Medioevo, la viticultura in Toscana è una realtà e nel 1398 si trova una prima menzione del Chianti, il cui nome risale forse all’estensione topografica della parola etrusca Clante, nome personale, frequente nell’onomastica di quel popolo.

Il vitigno più coltivato in Italia

Ebbene sì, il vitigno alla base del Chianti, il Sangiovese, è il primo coltivato in Italia, con l’11% di produzione. È uno dei vitigni più complessi dal punto di vista genetico. La sua straordinaria capacità di adattamento ha generato una moltitudine di «biotipi» (varianti) e relazioni con viti selvatiche o varietà affini. Si parla di cento biotipi, dando l’idea della grande biodiversità clonale del vitigno. Comunque, dire Chianti non basta. Lo sa bene chi si occupa di vino. La distinzione tra Chianti e Chianti Classico è precisa, data dal territorio d’origine e dal disciplinare di produzione.

Chianti Classico: è prodotto esclusivamente nella zona storica e originaria tra le province di Firenze e Siena. Si estende su un territorio collinare ristretto compreso in otto comuni. Si riconosce grazie al celebre marchio del Gallo Nero stampato sull'etichetta o sul collo della bottiglia. Chianti: viene prodotto in un’area geografica molto più vasta della Toscana, che circonda la zona del Chianti Classico e si estende tra le province di Firenze, Siena, Pisa, Arezzo, Pistoia e Prato, comprendendo anche diverse sottozone.

La lontana disputa tra galli neri e bianchi

Bellissima è la storia del simbolo del Chianti Classico, il Gallo nero, che risale ad una leggenda medievale. Dopo numerose battaglie per contendersi il territorio del Chianti, Siena e Firenze si accordarono per definire i confini del loro territorio. La disputa prevedeva che due cavalieri partissero dai rispettivi capoluoghi, per definire il confine al loro punto d’incontro. La partenza era prevista al canto del gallo, la cui scelta era perciò decisiva.

I senesi scelsero un gallo bianco, mentre i fiorentini un gallo nero che tennero a digiuno in una gabbia angusta. La mattina della sfida, il gallo nero dei fiorentini, per lo stato di esasperazione a cui era stato indotto, cantò molto prima del gallo bianco, consentendo al cavaliere fiorentino di partire in anticipo, così che arrivò fino a Fonterutoli, una frazione a soli dodici chilometri da Siena. Il territorio del Chianti Classico rimase così sotto il dominio di Firenze.

Badia a Coltibuono: dove nasce il Chianti

Per chi volesse sperimentare di persona un luogo da sempre legato alla coltivazione del Chianti, basta andare in una delle aziende vitivinicole più belle della Toscana: Badia a Coltibuono. Grazie ad uno scavo di pochi anni fa, nella zona è stato riportato alla luce un insediamento etrusco ed in particolare un pozzo sacro, nel quale gli Etruschi facevano offerte alle divinità. Tra le offerte, sono stati trovati dei secchielli in cui era stato versato del vino. La scoperta eclatante è che, non venendo il vino allora diraspato - gli acini, cioè, venivano conservati - nel pozzo sono stati trovati circa seicento semi di uva che datano dal 300 a.C. al 300 d.C.

L’abbazia di Coltibuono viene fondata nel 1051 dai monaci vallombrosani, da subito grandi cultori della vite, e rimane monastero fino all’arrivo di Napoleone Buonaparte, che nel 1810 caccia i monaci e secolarizza la struttura. Si susseguono quindi una serie di veloci passaggi di proprietà fino al 1846, anno in cui un antenato della famiglia Stucchi-Prinetti, attuale proprietaria, lo acquista. Il nome Coltibuono deriva dal latino cultus boni e significa buon raccolto.

L’abolizione della mezzadria e l’inizio del vino di qualità

Nella lunga storia di questo vino, ulteriori tappe importanti sono il 1927, anno di fondazione del Consorzio Vino Chianti, una realtà importante che ad oggi coinvolge circa tremila aziende che ogni anno producono circa 100 milioni di bottiglie e la riforma agraria degli anni Sessanta: l’abolizione della mezzadria, che comporta anche un ripensamento nella coltivazione della vite, il cui raccolto, ora, non deve essere più condiviso tra padroni e mezzadri, per cui si punta su una produzione minore ed una maggiore qualità dell’uva.

www.consorziovinochianti.it
www.chianticlassico.com
www.coltibuono.com

 
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