Un incontro su intelligenza artificiale, arte, economia, tecnologia dell’IIC di Zurigo

L’Istituto Italiano di Cultura di Zurigo, sotto la guida del nuovo direttore, dott. Raffaele Pentangelo, presenta una serie di iniziative culturali fortemente legate all’attualità. E parlando di attualità, come non affrontare il tema dell’intelligenza artificiale e dei risvolti sulla vita economica, ma anche artistica ed alle conseguenze nel mondo tecnologico.

a cura di Antonella Montesi 9 giugno 2026

Stefano Cagol e la performance artistica Signal to the Future.

 

Giovedì 11 giugno 2026 alle ore 18:00 presso il Liceo artistico di Zurigo* si terrà un evento che riunirà ricercatori, artisti, imprenditori, giornalisti ed esperti di innovazione di fama internazionale per discutere delle opportunità e dei rischi derivanti dalla rivoluzione dell’IA.

L’evento, che avrà come tema Intelligenza artificiale: opportunità economiche, nuova arte, nuovi media e frontiere emergenti della tecnologia, vedrà la partecipazione di Massimiliano Bucchi, professore di Scienza e Tecnologia nella Società e membro dell’Accademia dei Lincei, che parteciperà tramite collegamento video in diretta. Bucchi rifletterà sull’evoluzione del rapporto tra scienza, tecnologia e società nell’era dell’intelligenza artificiale. Il discorso di apertura sarà tenuto dal Dr. Philip Di Salvo, ricercatore senior e docente presso l’Università di San Gallo, che si concentrerà sull’impatto dell’IA sugli ecosistemi mediatici, sul dibattito pubblico e sulla trasformazione culturale.

Uno dei momenti salienti della serata sarà la presentazione del Dr. Andrea Schenone, autore del libro di crescente successo internazionale AI Wealth Machine, esperto di IA e responsabile finanziario, che esplora come l’intelligenza artificiale stia rendendo possibile una nuova generazione di imprese digitali scalabili, sistemi di reddito automatizzati e un’imprenditoria guidata dall’IA. Il libro ha riscosso un crescente interesse a livello internazionale, in particolare negli Stati Uniti, per la sua visione lungimirante dell’economia emergente dell’IA e dell’ascesa dell’«imprenditoria basata sull’IA».

La dimensione artistica della conferenza sarà rappresentata dall’artista contemporaneo di fama internazionale Stefano Cagol, presentato come artista e curatore della Biennale di Venezia. Il suo contributo si concentrerà sul rapporto tra IA, arte, ecologia e i nuovi linguaggi creativi che stanno emergendo nella cultura contemporanea e alla Biennale di Venezia 2026.

La serata proseguirà con una tavola rotonda moderata dal giornalista Bruno Indelicato (TX Group / Radio LORA), seguita da una sessione aperta di domande e risposte con il pubblico sulla governance, l’etica e le implicazioni sociali delle tecnologie di IA.

Alle 19:30, gli ospiti assisteranno alla performance artistica Signal to the Future di Stefano Cagol, artista contemporaneo internazionale e artista ospite alla Biennale di Venezia 2026. Classe 1969, il curatore italiano ha partecipato alla 61ª, 59ª, 55ª e 54ª Biennale di Venezia, alla 3ª e 2ª Something Else – Off Biennale del Cairo, a Manifesta 11 a Zurigo, alla 14ª Biennale di Curitiba, alla 1ª Biennale dello Xinjiang e alla 1ª Biennale di Singapore.

Per l’occasione, abbiamo incontrato l’artista e gli abbiamo posto alcune domande.

Chi è Stefano Cagol?
Sono un artista contemporaneo che lavora da molti anni sui temi dell’ambiente, dell’energia, del confine e della trasformazione del paesaggio. La mia ricerca nasce spesso da esperienze dirette in territori estremi o simbolici — dalle Alpi alla Groenlandia, dalle raffinerie texane al deserto egiziano — per riflettere sul rapporto tra attività umana, crisi ecologica e immaginario contemporaneo.
Mi interessa creare opere che comunichino a un pubblico ampio e siano capaci di mettere in discussione il nostro modo di abitare il pianeta. Utilizzo diversi linguaggi: video, performance, installazione, luce, suono, fotografia. Negli anni ho esposto in musei, biennali e istituzioni internazionali, ma continuo a considerare fondamentale il legame con il territorio da cui provengo, il Trentino e le Dolomiti, che oggi rappresentano un osservatorio privilegiato sulla trasformazione climatica globale. Negli ultimi anni il mio lavoro si è concentrato sempre più sul rapporto tra tecnologia, risorse, ecologia e responsabilità collettiva.

Parlaci della tua attuale presenza alla Biennale di Venezia.
Non è la mia prima partecipazione, ma, forse, la più significativa. Alla 61. Biennale di Venezia partecipo all’interno del primo Padiglione Nazionale della Repubblica di Nauru, il più piccolo stato isola al mondo. Nauru rappresenta in modo emblematico le contraddizioni del nostro tempo. Devastato da colonialismo e decenni di estrazione intensiva del fosfato, questo micro stato del Pacifico oggi è uno dei luoghi che più chiaramente sta vivendo le conseguenze di vulnerabilità climatica, perdita del territorio, crisi della sopravvivenza culturale e rapporto tra geopolitica ed ecologia.

All’interno del padiglione presento il progetto We Are All Nauru, un dittico video realizzato tra Texas e Groenlandia, ossia due luoghi legati accomunati dalla fame di risorse della nostra società in corsa. Nasce dall’idea che la storia di questa isola non riguardi soltanto il Pacifico, un “altrove”, ma rappresenti una metafora globale della parabola nostro modello di sviluppo: estrazione intensiva, ricchezza rapidissima, collasso ambientale, dipendenza esterna. L’isola sta già vivendo le conseguenze di quanto cerchiamo di pensare non ci riguardi, ossia il legame diretto tra consumo, accelerazione, sfruttamento delle risorse e trasformazione irreversibile dell’ambiente. Noi siamo tutti Nauru.

Qual è il motivo che ti ha fatto approdare a Zurigo ?
Intervengo a un convegno internazionale dedicato al rapporto tra intelligenza artificiale, arte, media ed economia. È un tema che considero centrale perché l’IA non rappresenta soltanto una rivoluzione tecnologica, ma una trasformazione culturale e antropologica profonda.

Nel mio intervento mi interessa affrontare come l’intelligenza artificiale non sia uno strumento neutrale, ma rifletta una visione del mondo e, come tale, sia attraversato da desideri, paure e contraddizioni della nostra società. Parlando di intelligenza artificiale entrano in campo flussi di risorse, capitali e conseguenze ecologiche. Credo che l’arte abbia un ruolo fondamentale in questo scenario: non tanto nel fornire risposte definitive, quanto nel creare spazi critici di riflessione e consapevolezza. Trovo importante che questi temi vengano discussi non solo in ambito tecnico o economico, ma anche culturale ed etico, perché le trasformazioni tecnologiche, l’automazione e i sistemi predittivi stanno già ridefinendo il nostro rapporto con il mondo, con la natura e con noi stessi.

* Per approfondimenti: https://iiczurigo.esteri.it/it/gli_eventi/calendario/ai-art-media-and-the-new-ai-economy/

 
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