Terrorismo in Italia, la lunga notte della Repubblica

Cinquant’anni fa gli omicidi di Vittorio Occorsio e Francesco Coco, i primi magistrati uccisi dal terrorismo nero e rosso, nella strategia della tensione che cambierà le sorti dell’Italia.

Di Antonella Montesi inviata a Todi 25 marzo 2026

Foto : l’omicidio di Vittorio Occorsio a Roma. © DR

 

L’8 giugno 1976, salita Santa Brigida, Genova: il procuratore generale Francesco Coco viene freddato insieme a due uomini della scorta, Giovanni Saponara e Antioco Deiana, quest’ultimo era solo un autista disarmato, aveva sostituito all’ultimo minuto un collega. Trentadue giorni dopo, il 10 luglio, a Roma, poco distante da casa, viene ucciso il magistrato Vittorio Occorsio. Inizia così quella che sarà la lunga notte della Repubblica: 28 magistrati verranno uccisi insieme a gente comune, operai, operatori delle carceri, terroristi considerati traditori.

A cinquant’anni da questi eventi efferati, un incontro è organizzato a Todi da Roberto Donati e Umberto Berlenghini, studiosi del periodo in questione, alla presenza dei figli dei magistrati uccisi, Susanna Occorsio e Massimo Coco, e del giornalista del Corriere della Sera e saggista Giovanni Bianconi, autore di diversi libri su terrorismo e criminalità organizzata. L’evento si è svolto nella splendida Sala affrescata del Palazzo del Capitano. Gli onori di casa sono stati fatti da Claudio Ranchicchio, vicesindaco della città di Todi.

Perché loro? Perché proprio nel 1976? Come spiegato dagli interventi di Giovanni Bianconi e Susanna Occorsio, gli omicidi del 1976 arrivano per mettere fine ad una serie di indagini che partivano da lontano. Nel caso di Vittorio Occorsio, magistrato dal 1955, nel 1967 aveva lavorato alla querela del generale Giovanni De Lorenzo, capo del Servizio informazioni forze armate (Sifar), contro il direttore del settimanale L’Espresso, Eugenio Scalfari e del suo redattore Lino Jannuzzi.

L’Espresso aveva pubblicato alcuni articoli sul cosiddetto Piano Solo, nei quali si affermava che il generale De Lorenzo stesse organizzando un colpo di stato. Il piano prevedeva che personalità ritenute pericolose venissero prelevate e portate in località stabilite, si è parlato della Sardegna; il controllo di istituzioni e servizio pubblici sarebbe passato nelle mani dell’Arma. Il giudice Occorsio, all’esito del dibattimento, si convince della veridicità delle notizie dei due giornalisti e ne chiede l’assoluzione.

L’omicidio di Francesco Coco a Genova. © DR

Altro evento cruciale, il 12 dicembre 1969 viene commesso un attentato nella sede della Banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano: 17 morti e 88 feriti. Le indagini, seguite da Occorsio in qualità di sostituto procuratore, dopo aver imboccato la «pista anarchica» che si rivelerà essere un depistaggio preparato ad hoc, si concentrano poi sul gruppo padovano di estrema destra Ordine Nuovo e coinvolgono personaggi di spicco dei servizi segreti. E sarà Pierluigi Concutelli, l’autonominato capo militare di Ordine Nuovo, ad imbracciare il mitra Ingram, proveniente dalla Spagna, per assassinare Vittorio Occorsio.

Concutelli, personaggio di assoluta ferocia, in carcere si renderà artefice di altri due delitti ai danni di compagni di lotta considerati traditori: nel 1981 Ermanno Buzzi e neanche un anno e mezzo dopo, nello stesso angolo del cortile del carcere di Novara, nello stesso modo – strozzandolo con un laccio per le scarpe – Carmine Palladino. Concutelli non si pentirà mai, con tre ergastoli sulle spalle, morirà nel 2023, il funerale sarà celebrato a Roma alle 7.30 di mattina per motivi di sicurezza, con la partecipazione di tanti «camerati» e la bara coperta dal tricolore.

Francesco Coco: il magistrato è solo con la legge, così esordisce il figlio Massimo. Il padre venne ucciso dalle Brigate Rosse, si era opposto al loro ricatto per il rilascio del giudice Mario Sossi, rapito e per la cui liberazione si era chiesto uno scambio con alcuni membri del gruppo XXII Ottobre, una formazione dell’estrema sinistra. Sossi verrà rilasciato senza che lo scambio avvenga, ma a Coco, allora procuratore generale di Genova, non verrà perdonata la mancata liberazione dei terroristi e verrà ucciso barbaramente.

Genova con Torino e Milano rappresenta nei primi anni Settanta il triangolo del terrorismo. Un terrorismo trasversale, che non guarda in faccia a nessuno. Sempre a Genova, nel 1979 verrà ucciso Guido Rossa, operaio, sindacalista e militante del Pci, per aver denunciato un brigatista che distribuiva volantini all’Italsider. Il suo omicidio rappresenta un punto di rottura all’interno delle Brigate Rosse. Sempre a Genova, c’erano stati sequestri di imprenditori, come quello di Pietro Costa, il cui riscatto finanziò il sequestro Moro.

Questi i fatti in breve fra quelli ricordati come gli anni della strategia della tensione. Importanti e belli gli interventi dei testimoni. Susanna Occorsio e Massimo Coco erano allora adolescenti, lei aveva diciassette anni, lui sedici. Hanno vissuto un clima di grande impegno civile all’interno della famiglia, Susanna Occorsio insieme al fratello Eugenio Occorsio, autore di un libro sul padre dal titolo Non dimenticare, non odiare (Baldini & Castoldi, 2021), e Massimo Coco insieme alle due sorelle di poco maggiori. I figli di Coco frequentavano un liceo a Genova, alla sorella venne fatto trovare un dossier con la condanna a morte del padre sul banco di scuola: glielo avevano messo durante la ricreazione.

Oggi questi adolescenti sono diventati due adulti impegnati nella diffusione della memoria storica. Entrambi dediti a professioni legate all’arte, Susanna Occorsio è storica dell’arte, Massimo Coco è violinista e docente di musica, girano per scuole e sale come questa di Todi per tenere viva la memoria del sacrificio dei loro padri, uomini di stato e di legge, che hanno offerto la loro vita, e in parte quella delle loro famiglie, per il bene comune.

 
Corriere dell’italianità


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