Frontalieri e tassa sulla sanità
Un decreto pubblicato lo scorso dicembre prevede per i «vecchi frontalieri» un contributo obbligatorio di partecipazione al Servizio sanitario nazionale.
Di Ufficio frontalieri Ocst 29 gennaio 2026
Il mese di dicembre scorso, oltre l’approvazione della nuova legge di bilancio, con alcune novità di rilievo (leggi qui), ha visto anche la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale relativo al cosiddetto «contributo di compartecipazione al Servizio sanitario nazionale» nei confronti dei lavoratori frontalieri.
Il decreto è stato applicato per i «vecchi frontalieri», ossia coloro che risiedono nei comuni italiani di confine, lavorano nei cantoni del Ticino, dei Grigioni o del Vallese, che rientrano quotidianamente al proprio domicilio e che già svolgevano attività lavorativa con queste medesime condizioni tra il 31 dicembre 2018 e il 17 luglio 2023.
Per questi lavoratori è previsto un contributo obbligatorio compreso tra il 3% e il 6% del reddito netto, con un importo minimo di 30 euro e un massimo di 200 euro mensili. Spetterà alle singole regioni di confine – Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta – stabilire nel dettaglio le aliquote applicabili.
Il decreto stabilisce che l’incasso dovrà avvenire con riferimento al reddito del 2024, introducendo di fatto una richiesta retroattiva. Viene inoltre confermato il principio di «progressività», che dovrebbe modulare l’importo in base alla situazione personale. Tuttavia, nella formulazione prevista, questo criterio rischia di produrre un effetto paradossale: chi ha familiari a carico potrebbe trovarsi a pagare di più, anziché beneficiare di una maggiore tutela. Un’impostazione che colpisce le famiglie e contraddice i principi di equità sociale.
Il pagamento avverrà probabilmente tramite una piattaforma online basata sull’autocertificazione del reddito. Va ricordato che la Confederazione elvetica, anche su sollecitazione dei sindacati, ha già confermato che non trasmetterà all’Italia i dati reddituali dei vecchi frontalieri. L’intero impianto applicativo si fonda quindi su dichiarazioni individuali, con evidenti criticità operative e giuridiche.
Con la pubblicazione del decreto si apre ora una nuova fase: saranno i decreti regionali a definire aliquote effettive, tempistiche e modalità di incasso. Solo dopo la loro adozione le regioni potranno richiedere il pagamento. Sul piano sindacale, la posizione resta ferma e unitaria.
La norma presenta evidenti profili di incostituzionalità, poiché viola l’articolo 9 dell’Accordo internazionale tra Italia e Svizzera (accordo siglato nel 2020, ed entrato in vigore nel 2023) e introduce una doppia imposizione in contrasto con un trattato bilaterale. Su questo argomento seguiranno ulteriori informazioni e aggiornamenti.