«A Ginevra occorre un requilibrio delle priorità nelle procedure penali»

Il 29 marzo a Ginevra si vota per eleggere il procuratore generale. Sostenuto da sinistra e verdi, Pierre Bayenet sfida il liberale Olivier Jornot. Per il candidato progressista, «la giustizia deve destinare risorse al contrasto del crimine organizzato, corruzione e criminalità economica», reati che mettono in pericolo lo Stato sociale e la democrazia, «non ai procedimenti penali contro le vittime in soggiorno illegale».

Di Matteo Galasso 23 marzo 2026

Il candidato Pierre Bayenet durante la campagna elettorale. Foto © Christian Lutz

 

Il 29 marzo 2026 gli elettori ginevrini sceglieranno il loro procuratore generale, in un confronto diretto fra il liberale Olivier Jornot, in carica da quattordici anni e candidato alla propria successione, e Pierre Bayenet, procuratore sostenuto da sinistra e verdi. Ginevra è l’unico cantone svizzero in cui il capo della procura cantonale viene eletto direttamente dai cittadini e il voto riguarda il tipo di giustizia che il popolo intende affidare al ministero pubblico. Abbiamo incontrato Bayenet per chiedergli che cosa cambierebbe con la sua elezione.

Prima di entrare nel merito della sua candidatura, qual è il ruolo del procuratore generale nel funzionamento della giustizia cantonale ginevrina?
Pierre Bayenet: Il procuratore generale è a capo del Ministero pubblico, che indaga con la polizia sui crimini e sui reati commessi a Ginevra, organizza il Ministero pubblico e impartisce direttive alla polizia affinché i reati siano perseguiti. Le vittime e i testimoni devono essere ascoltati, i sospetti identificati, localizzati, interrogati, messi a confronto, affinché i fatti siano accertati. Poi, se il fascicolo lo consente, gli autori dei reati vengono condannati con decreto penale per i reati minori oppure rinviati a giudizio davanti a un tribunale per i casi più gravi. A Ginevra il procuratore generale presiede anche la commissione di gestione del potere giudiziario, che organizza il funzionamento dell’intera giustizia cantonale. È una figura con un peso enorme, anche se in genere si preferisce non avere a che fare con lui.

Lei è procuratore dal 2021. Da dove nasce la decisione di candidarsi a capo della procura?
I diritti fondamentali sono essenziali per la democrazia, che altrimenti rischierebbe di ridursi a una dittatura della maggioranza. Non esiste tutela di questi diritti senza un sistema giudiziario efficace. Essere procuratore generale significa avere la possibilità di impegnarmi per una giustizia che protegga la collettività e gli individui. Tutti abbiamo il diritto di essere protetti nella nostra integrità fisica e sessuale. Quando una vittima sporge denuncia, la giustizia penale persegue gli autori di abusi e violenze e li punisce se i fatti vengono provati. È necessario, ma non basta. Troppo spesso si dimentica che perseguire gli autori non è sufficiente a rispondere ai bisogni di chi ha subito violenza, che ha bisogno di essere accolto con competenza e considerazione. Solo così le molte persone che oggi tacciono potranno domani trovare la forza di parlare. Quanto a chi è privo di statuto legale, deve potersi rivolgere alla giustizia senza correre rischi.

I magistrati ginevrini giurano di «rendere giustizia a tutti allo stesso modo, al povero come al ricco, al debole come al potente, allo svizzero come allo straniero». Dopo quattordici anni con Jornot, quel principio regge ancora?
Da quattordici anni il procuratore generale Olivier Jornot conduce una politica di incarcerazione sistematica delle persone più precarie, in primo luogo i «senza documenti», quando commettono piccoli reati. Per lo stesso piccolo reato, una persona «senza documenti» andrà in prigione da tre a sei mesi, mentre uno svizzero pagherà una pena pecuniaria. Anche gli svizzeri in condizioni di precarietà che non riescono a pagare finiranno a loro volta dietro le sbarre. E poi c’è l’accesso alla giustizia per le vittime senza documenti. Jornot pretende che la polizia apra un procedimento per soggiorno illegale contro le vittime. Nel rispetto della legge, attribuirò grande importanza al principio di uguaglianza. Con me, la garanzia di accesso alla giustizia impedirà l’apertura sistematica di procedimenti penali contro le vittime in soggiorno illegale.

Perché a Ginevra la giustizia colpisce soprattutto chi è già in difficoltà?
Quando la società si libera delle proprie responsabilità, si dimentica che la questione delle migrazioni è economica e sociale, che il problema degli stupefacenti è sociale e sanitario, allora si osserva tutto soltanto attraverso la lente della punizione. Così alcuni senzatetto vengono condannati per violazione di domicilio dopo aver dormito in parcheggi sotterranei per proteggersi dal freddo, mentre il diritto all’abitazione è iscritto nella costituzione ginevrina. Certo, alcune infrazioni sono legate alla precarietà, ma la punizione non dovrebbe mai servire a colmare le lacune dello Stato sociale. Quello che il voto del 29 marzo può portare, se vengo eletto, è un riequilibrio delle priorità. Per me la giustizia deve destinare più risorse al contrasto del crimine organizzato, corruzione e criminalità economica, sono questi i reati che mettono in pericolo lo Stato sociale e la democrazia.


Il programma integrale della campagna è disponibile su www.bayenet.ch

 
Corriere dell’italianità


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